Via i mercanti dal tempio.

Temporeggia su Sabin per poi rientrare verso il centro del campo, nello scatto palla al piede si libera contemporaneamente dello stesso Sabin, che aveva provato a stargli dietro, e a un timido tentativo di Benat. Allungandosi il pallone e avanzando a lunghe falcate riesce a far fuori anche Laporte, che spettacolo.

Quella che doveva essere una ripartenza palla al piede che prima di vedere l’area di rigore avrebbe richiesta 5-6 passaggio grazie all’estro in fase di spinta di un diciannovenne spagnolo si è trasformata di un’azione di straordinaria bellezza. A questo punto se la porta sul sinistro e tanti saluti al povero Herrerin.

Sassuolo 1-0 Athletic Bilbao, il primo goal della squadra-rivelazione italiana degli ultimi anni in Europa è firmato dallo spagnolo Lirola.

Bello, bellissimo. Da rivedere mille volte su YouTube in quei filmati che promettono un HD inesistente con musichette da colossal americano anche per la traversa sullo 0-0 di Tizio in Scapoli-Ammogliati. E così ho fatto eh, me lo sono rivisto più e più volte perché, nonostante la difesa bilbaina ci abbia spiegato l’elementare motivo per il quale Messi e Ronaldo arrivano a 70 goal a testa a stagione, è proprio un goal meraviglioso.

Ma qualcosa dentro di me sapeva che quello che stavo facendo era sbagliato.

Perché quelli che vivono uguale 
hanno un’idea della bellezza così volgare 
pensano che sia 
una cosa che serve per scopare.

Sapevo, dentro di me, che un atto di estrema bellezza come quello di Lirola si svuota di ogni significato se fatto in nome di qualcosa di profondamente sbagliato.

Come sacrificarlo sull’altare del debutto europeo del Sassuolo di Squinzi, ad esempio.

Una società praticamente invisibile ai riflettori del Grande Calcio prelevata dal Presidentissimo di Confindustria e amministratore unico di Mapei Giorgio Squinzi che acquista la società nella vecchia C2 e del giro di poco più di 10 anni la trascina fino al goal di Lirola contro l’Athletic Bilbao. Una favola, verrebbe da dire. Anche no.

Ad aspetti sicuramente positivi della gestione sassolese made in Squinzi – come un’indubbia encomiabile scalata calcistica e il voler puntare molto su giovani italiani (anche se è sempre valido quello che scriveva un anno fa Bauscia Cafè – “no, non farò presente che nei tre gironi del Campionato Primavera su 1163 giocatori ci sono 189 stranieri. Darebbe la dimensione della stronzata appena ascoltata, sì, ma non è questo il punto“) – se ne affiancano diversi che fanno cadere il castello della favoletta italiana con i soldi di Confindustria – anche se già questo dovrebbe far riflettere.

Il problema, ovviamente, non sono i soldi. Investimenti di un miliardario in una squadra di calcio sono fondamentali nell’Anno Domini 2016 e lamentarsene significherebbe avere una concezione anticapitalistica del mondo che vede la Terza Categoria come la Rivoluzione d’Ottobre. Ridicolo. È bene rendersi conto dove siamo e in che contesto storico, e i soldi non sono mai un problema. Il problema è l’uso che se ne fa di questa montagna di soldi.

Affrontiamo il problema dalla base. Alla base del gioco del pallone c’è l’appartenenza a quello che è il territorio, in primis. Una squadra senza il suo territorio è una squadra finta, costruita a tavolino. Come l’MK Dons.

O il Sassuolo, per esempio.

Sì, perché una delle prime decisioni di Squinzi è stata quella di strappare il Sassuolo da, appunto, Sassuolo, e iniziare un lungo pellegrinaggio tra Modena e Reggio Emilia, sempre con l’arroganza dei padroni e sempre osteggiati da chi in quello stadio ci gioca da sempre.

Ne è venuta fuori una delle società meglio allestite d’Italia (forse d’Europa) che però incarna perfettamente quello che è la peggior degenerazione del calcio moderno: business prima che passione.

Sulla favola-Sassuolo potremmo passare sopra a tante cose, davvero. Alla fede milanista di Squinzi, all’aver strappato il Sassuolo ai sassolesi per renderlo una marca nazionale, a degli strani collegamenti con la Juventus, all’aver letteralmente occupato stadi di altre società con la massima ostilità da parte dei tifosi che ti avrebbero dovuto ospitare in casa loro. Possiamo anche fare un respirone e convincerci che stiamo sbagliando. Che il mondo non è tutto bianco o nero, che il Sassuolo è una bellissima realtà che fa crescere giovani italiani e sta raccogliendo i frutti di un allenatore giovane e preparato migliorando l’immagine del calcio italiano in Europa.

Poi però arriva la partita più importante della tua storia, l’esordio in Europa contro l’Athletic Bilbao – non proprio l’ultima della classe – e ottieni una vittoria fantastica. Giochi da dio e ti imponi per 3-0.

Tutto questo però lo fai in uno stadio deserto – con i seggiolini colorati per non farlo notare troppo – e per di più a Reggio Emilia, 30 km da casa tua.

Allora capisci che un calcio così non è quello del quale ti sei innamorato. Che, se tu fossi uno dei fedelissimi sassolesi che c’erano anche in C2, questa non sarebbe più la tua squadra, che soffriresti a vederla segnare e vincere contro l’Athletic Bilbao. Che se tu fossi un tifoso della Reggiana ti sentiresti una vittima di un calcio che non guarda in faccia a nessuno. Perché questo non è calcio, diciamoci la verità. È il gioco del calcio, quello senza dubbio, ma non quello che intendiamo e vogliamo noi. È altro, è business, capitalismo, interessi, finzione, efficienza, progetto serio. Ma non è passione, e quindi non è roba per noi.

Gli interessi degli Squinzi li conosciamo fin troppo bene. Sono i vostri che mi sfuggono. Il Sassuolo dovrebbe essere osteggiato e boicottato ad ogni giornata, a grandi linee quello che succede in Germania con il RB Lipsia. L’eterno bisogno della ricerca della favola sta diventando una cancrena per il calcio italiano. La favola non ve la regalerà mai Confindustria, la favola la dovete costruire voi con le vostre mani.

Partecipando, tifando, vivendo la squadra.

9 thoughts on “Via i mercanti dal tempio.

  1. Sono un tifoso della Reggiana. Ieri ero a Modena per il derby, un derby serio e sentito dalle 2 città.
    A metà secondo tempo, dopo oltre 1 ora di sfotto feroci, dalla nostra curva è partito il classico coro degli ultimi anni “via il Sassuolo da Reggio Emilia”.
    A quel punto i Modenesi, sotto 2-1 in casa nel derby, hanno interrotto gli insulti e hanno applaudito. Tutti.
    Poi, com’è giusto, abbiamo ricominciato ad insultarci.
    Onore a Modena e ai Modenesi, tifosi veri di una squadra vera.

  2. Complimenti a chi ha scritto l’articolo…le favole del calcio sono altre…tipo il Vicenza in Coppa Uefa qualche anno fa…o se si vuole il Chievo dei miracoli. Oggi si parla di una società che sicuramente ha dei meriti e ha fatto un signor programma…ma di fatto ha comprato in saldo uno stadio con un potenziale altissimo e si permette di fare il padrone a casa degli altri. Spero che la Regia torni in B e piano piano la favoletta Sassuolo si sgonfi. Vedere i 5000 abbonamenti a Reggio e la passione che c’è…dopo 20 anni di m… tra C1 e C2… c’è solo da imparare.

    1. Il paragone con il MK Dons non regge. Più che Squinzi, il problema sono i regolamenti del calcio italiano, per il resto ciò che ha scritto è piacevole da leggere ma sostanzialmente sbagliato, è ideologia a bassa intensità – per citare dei grandi reggiani, gli Offlaga Disco Pax – unita ad una conoscenza superficiale della situazione.

      Il Sassuolo è sradicato quando gioca le partite ufficiali, e questo è vero. E non lo gradiscono neanche i tifosi del Sassuolo, perché piacerebbe a tutti andatre allo stadio in bici. Ma costruire uno stadio nuovo a Sassuolo sarebbe un’idiozia, e lo stadio Ricci (ci abito di fronte) dovrebbe subire notevoli interventi di ristrutturazione – nuove tribuna est e una curva in più, poi le aree per tornelli, vie di fuga ecc) per essere adeguato alle gare di Serie A (ed essere comunque pessimo, tipo il Matusa), o rimanere costantemente in deroga. E, verosimilmente, se Mapei avesse comprato l’area o l’avesse presa in concessione per ristrutturare lo stadio, magari saremmo anche stati pieni di articoli pronti a sostenere la tesi che un investimento del genere serviva ai palazzinari e non al calcio. E non pensiamo poi all’alternativa, ovvero che degli oneri se ne fosse fatto carico il comune: non esiste. Se non ci fossero tutte ‘ste regole, nessuno avrebbe utilizzato il Braglia o lo stadio di Reggio, perché tanto il numero di tifosi è comunque basso, perché la cittadina è piccola e non ha grande storia né tifo al di fuori. Ecco spiegati i pochi tifosi a Reggio e in generale. Quelli siamo. E’ una colpa?

      Ma la cosa che lei non coglie, o non sa, è questa: come può esere sradicata una squadra come il Sassuolo che si allena quotidianamente proprio allo stadio Ricci, in centro a Sassuolo? Sa che la gente può andare a vedere gli allenamenti? Sa che i pensionati che andavano a vedere la C i giocatori della A li possono vedere ogni giorno o quasi? Siamo onesti: è più sradicata l’Inter che si allena nel Comasco, o il Milan che si allena in provincia di Varese, o il Parma che lo fa in provincia, a Collecchio, o la Juve a Vinovo, o il Modena quando si allena a Marzaglia che è una frazione della città, a pochi metri dal confine con Reggio. O il Wba, alla faccia di chi parla di calcio inglese e del suo radicamento, che si allena a Walsall…
      Invece 5 giorni su 7 il Sassuolo è a Sassuolo. E quando vuole allenarsi su un terreno sintetico, lo fa a Fiorano. Ora: per chi non fosse della zona, guardate quanto “dista” Fiorano da Sassuolo.

      Inoltre: la sede sociale è a Sassuolo, al Ricci, e la sede operativa è sempre a Sassuolo, in una struttura direzionale perché c’è bisogno di più uffici rispetto a prima.

      Aggiungo poi che in società ci sono ancora diverse figure che erano a Sassuolo anche quando nessuno conosceva il Sassuolo, quando si faceva la C: Remo Morini, Carlo Rossi, Giovanni Rossi e altre figure; poi il team manager è Fusani, quel Fusani che ricorderete in A ma che ha conosciuto Sassuolo ben prima di tanti di voi e ci è rimasto. E in campo, nonostante la C2 fosse storia di 10 anni fa – anche anagraficamente è difficile resistere – c’è ancora Magnanelli, per dire.
      Insomma nessuno è entrato nel club come un bulldozer, altro che Mk Dons.

      Altra cosa: Mapei è nel Sassuolo, come sponsor, da non so quanti anni, ad occhio una trentina buoni. Anche quando Squinzi investiva nel ciclismo, se il Sassuolo è quasi sempre rimasto fra i pro’ e non s’è perso fra i dilettanti è grazie ai suoi fondi. E’ infine vera una cosa: Mapei è diventata Mapei grazie a Sassuolo e al distretto ceramico. C’è un’altra azienda, concorrente diretta di Mapei e proprietà di un modenese, che ha il suo maggiore stabilimento a Sassuolo. Però ha preferito sostenere altre società (il Modena) come sponsor, senza però mai acquistarle. Tutto legittimo. Però ora la lascia nella m… in momenti tipo quello attuale.

      Il resto sono chiacchiere. I mercanti sono i cinesi, o quelli del MK che è storia completamente diversa. O i gestori del calcio italiano, quelli alla Lotito o alla Galliani. Perché se fosse possibile, a Sassuolo noi ci giocheremmo volentieri. Saremmo in 7 mila, e gli altri – milanisti, interisti, juventini, curiosi, ospiti in genere – a casa perché non ci sarebbe spazio. Questo ai padroni del calcio non va bene.

      Ma articoli come questo, fanno bene soprattutto a questi ultimi. Glielo dico con stima per questo blog che leggo sempre, ma qui l’ha fatta fuori dal vaso: è chiaro, e lo sappiamo tutti, che quando Squinzi si stancherà torneremo da dove siamo venuti. E’ il calcio. Ma invece che una squadra di Sassuolo che si allena a Sassuolo e gioca a Reggio, probabilmente avrete una squadra con proprietari indonesiani che mira a una Superlega, o a costruire un grande stadio da 60 mila posti+albergo+centro commerciale, o un centro di allenamento a 80 km di distanza. Forse allora capirete che, semplicemente, del calcio che voi – e io – detesto, il Sassuolo non è complice. tutt’altro.

      1. Da reggiano, leggo le tue parole e addirittura le apprezzo. Tutto corretto. O quasi. Perchè quello stadio, proprio quello, è un simbolo della città di Reggio Emilia, dei tifosi reggiani che hanno partecipato alla sua realizzazione sottoscrivendo abbonamenti decennali, e quell’asta era stata indetta appositamente per ridare lo stadio alla squadra della città. Che il Sassuolo giocasse a Reggio, si, dava fastidio, ma non faceva male a nessuno ed io ero uno di quelli che rispondevano “male” alle testequadre sui social. Che la Mapei COMPRI lo stadio (fregandosene del motivo per cui l’asta è stata fatta) dedicandolo principalmente al Sassuolo e lasciando addirittura fuori la Reggiana e gli storici tornei cittadini (vedi il Cavazzoli) no, questo non ci piace, questo non va bene, questo è sbagliato. Che regali biglietti facendo sermoni nelle scuole reggiane per far credere ai ragazzini che “il Sassuolo è bello e bravo” è sbagliato. Ieri, al Braglia, avevo il cuore a 1000, ero furioso quando abbiamo subito gol, sono esploso di gioia ai 2 gol granata, quindi non mi venite a dire che il calcio è business: lo è solo per chi ci mangia, non per chi lo vive dagli spalti.

        1. su questo sono d’accordo anche io, e concordo non sia giusto ad esempio tappezzarelo stadio con i simboli del Sassuolo.
          Infatti lo stadio è della Mapei, non del Sassuolo, e quando Squinzi si stancherà del Sassuolo sarà ancora della Mapei, il Sassuolo tornerà al Ricci e la Reggiana pagherà l’affitto alla Mapei. Ma conta capire una cosa: fosse possibile giocare a Sassuolo
          Qui però si scrive “se tu fossi uno dei fedelissimi sassolesi che c’erano anche in C2, questa non sarebbe più la tua squadra”. Questa è una baggianata per tutti i motivi descritti prima. Bene: io ho visto il Sassuolo, sponsorizzato Mapei, fare da sparring al Modena nelle partitelle del giovedì. Ora lo vedo in A dove non può giocare a Sassuolo, e l’ho visto in B quando non poteva giocare a Sassuolo.
          Altro discorso è quello dei tornei cittadini, certo, ma questo è un articolo troppo populista, che non conosce la storia di cui parla, ed è un peccato per questo blog. Detto ciò, da sassolese, io la Reggiana in B la vorrei vedere eccome, e vorrei vedere una Reggiana forte, anche se è di proprietà di un americano, e magari vorrei vedere Piazza che si compra lo stadio

          1. In realtà credo che tu abbia frainteso l’articolo. Quello che si cerca di sottolineare qui sopra, almeno quello che ho inteso io, è che il Sassuolo non ha nulla della favola (così come non è/è stata una favola il Chievo). Le favole sono altre, forse impossibili nel calcio attuale, forse sì (il Leicester l’anno scorso?). Una squadra di provincia con alle spalle un miliardario non è una favola. Una squadra che il primo anno di A cambia a gennaio 11/11 della squadra titolare non è una favola. Una squadra che gioca in serie A e in coppa UEFA davanti a 5000 persone non è una favola. È una stortura del calcio moderno, è una squadra lontana dall’essere sostenibile senza Squinzio e senza Mapei. Ci sarebbe da dire qualcosa sullo sponsor che di fatto paga un cifra sproporzionata per stare sulle magliette neroverdi, per l’appetibilità del neroverde.
            Non è favola e non è passione. È programmazione seria, è un progetto tecnico e sportivo valido condito da un sacco di milioni di euro senza i vizi e le speculazioni delle big, milanesi su tutte. Per questo il Sassuolo, meglio, il suo patron, è complice sì del calcio che io odio. Il fatto che non sia cinese o indonesiano non cambia di una virgola il senso del discorso.

      2. Bravissimo,da un reggiano,forse rincoglionito dall’età,71 anni 60 dei quali vissuti con la Regia in tutte le categorie,ho cominciato in quarta serie con Danti in porta.
        Anche a me sarebbe piaciuto che il Giglio fosse rimasto alla Regia,fra l’altro ho partecipato alla costruzione con 10 anni di abbonamento,ma come vanno la cose oggi,visto che Piazza ancora non c’era,era una operazione economicamente impossibile.Visto che anche Piazza è venuto x “fare business”,credo sia ora di finirla con questa storia del Sassuolo a casa sua ecc.ecc.
        Piuttosto se proprio Squinzi volesse vendere metà della proprietà a Piazza,potrebbe essere una soluzione per stendere un velo di pace su tutto.
        Dimenticavo,vendere a metà del prezzo di acquisto più metà del costo migliorie!ma credo che Mike preferisca restare in affitto,visto che di businnes ne capisce.

      3. Sono un tifoso del Pescara. Tutte le volte che abbiamo incontrato il sassuolo in trasferta eravamo il doppio di loro dopo aver fatto 500 km. Il Sassuolo é una barzelletta che finirà con Squinzi

  3. Ciao, vi seguo già da un po’ di tempo e mi aspettavo da un momento all’altro un articolo sul Sassuolo, perché è un argomento controverso e sicuramente interessante per scriverci su.
    Secondo me, spezzando una piccola lancia a favore dei neroverdi, nell’articolo esagerate un po’ paragonandolo al RB Lipsia (forse è più calzante il paragone con il compianto Wimbledon esiliato a Milton Keynes, anche se la situazione e le motivazioni sono completamente differenti); la Mapei è una ditta legata al territorio (ha un grande stabilimento produttivo a Sassuolo) e sponsorizza la squadra dagli anni ’80, soltanto che Squinzi ha iniziato a investire seriamente dopo aver abbandonato il mondo del ciclismo. Gli investimenti, comunque (per quello che conta, visto che stiamo parlando sempre di investimenti di capitalisti in un calcio moderno ipervenduto), sono decisamente inferiori rispetto a squadre di calcio di serie A con risultati inferiori, quindi va detto che il modello puramente “sportivo” è efficiente e possiamo quasi dire che la società è “virtuosa” (in tempi di spending review questa parola mi fa schifo, ma intendo che i soldi che investe li trasforma in risultati). Se invece che a Sassuolo tutto ciò fosse successo in una città con uno stadio decente non staremmo probabilmente a parlare di tutto ciò.
    Il lato oscuro della “favola”, che secondo me è lo spunto di discussione più interessante di questa vicenda e del calcio moderno in generale, è lo stadio.
    Il Ricci, stadio storico del Sassuolo, dove la società ha tuttora base, è uno stadio da 4000 posti circa, che con dei lavori di ampliamento avrebbe potuto essere omologato per la serie B, ma non per la A e, ovviamente, in una piccola città come Sassuolo, Squinzi/Mapei non avrebbe avuto la convenienza economica nel costruire uno stadio nuovo. (un sunto della situazione è leggibile su http://gazzettadimodena.gelocal.it/sport/2013/09/11/news/i-neroverdi-in-esilio-ormai-da-sei-anni-ma-il-ricci-avrebbe-avuto-numeri-da-b-1.7725566).
    La storia del calcio recente è piena a tutti i livelli di squadre “esiliate” per stadi inadeguati (dal Sassuolo, al Cagliari che doveva giocare a Trieste, al Borgo a Buggiano che quando era in LegaPro2 veniva a giocare a Pistoia) e in nessun caso ci sono state tensioni, ma qui è diverso per i motivi riportati nell’articolo e nei commenti dei Reggiani, con il Sassuolo/Mapei che grazie ai soldi si compra direttamente lo stadio.
    Il problema qui è di divario infrastrutturale: una società di calcio con un progetto serio (ammesso che il Sassuolo lo sia, ma voglio fare un discorso più generale) situata in una città con una storia calcistica di serie C come può resistere a livelli medio/alti e contemporaneamente mantenere le radici con il territorio? Ci sono soluzioni accettabili guardandole dal nostro punto di vista? Perché mi sembra che siamo in un tunnel buio tra l’impossibilità dei comuni di investire negli stadi (patto di stabilità, etc.) e gli stadi di proprietà (la morte del calcio romantico e l’inizio del business sfrenato) in cui il calcio ad alti livelli è possibile solo trasformando le squadre in multinazionali con dietro capitali immensi e vendendo il prodotto in città grandi abbastanza da fare dividendi, in cui il caso Sassuolo è una guerra tra poveri appena fuori dalle mura della cittadella dorata del calcio internazionale.
    Scusate il pippone e complimenti per il blog.

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