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Il problema del calcio spagnolo con le violenze sessuali

Il calcio spagnolo ha un problema con le molestie e le violenze sessuali (o, per meglio dire, con i molestatori e i violentatori)? Porsi questa domanda è d’obbligo dopo quanto accaduto a Sergi Enrich, ex giocatore dell’Eibar che sembrava a un passo dalla firma da svincolato con lo Schalke 04. Il club tedesco, però, all’ultimo momento ha fatto marcia indietro e ha rinunciato al tesseramento del centravanti. Il motivo? La veemente reazione della tifoseria dopo che si è saputo della passata condanna di Enrich per la diffusione non consensuale di un video privato.

Nel 2016 il maiorchino e l’allora compagno di squadra Antonio Luna, durante una notte di sesso con una donna, si ripresero con lo smartphone; di fronte alle proteste della loro partner, assolutamente contraria alla realizzazione del video, le assicurarono di cancellarlo, ma non lo fecero e anzi lo inviarono a un altro compagno di squadra, Eddy Silvestre. Di lì la denuncia e il processo, al termine del quale Enrich e Luna furono condannati a due anni di reclusione e Silvestre fu assolto in quanto aveva subito cancellato il filmato senza diffonderlo; la pena carceraria non è però mai stata scontata, poiché la legislazione spagnola permette di evitare il carcere se si rifondono i danni alla vittima.

A stupire fu la reazione dell’Eibar: nessun commento quando emerse la storia del video, rinnovo del contratto a Enrich a processo in corso e degradazione del giocatore da capitano solo dopo la sua ammissione di colpevolezza; dopo la sentenza, inoltre, il club basco si guardò bene dal rescindere il contratto al suo attaccante, che infatti si è liberato solo dopo la retrocessione della scorsa stagione. Tutt’altro comportamento rispetto a quello dello Schalke e, più in generale, rispetto a quello che accade in altri campionati. Ma non è un problema solo dell’Eibar. Che dire di Valencia e Celta, i due club in cui, rispettivamente, giocava e gioca tuttora Santi Mina, attualmente a processo per violenza sessuale (il magistrato ha chiesto per lui 9 anni di reclusione)? O del Betis, la cui bandiera osannata dalla tifoseria, Rubén Castro, è stato accusato di ripetute violenze sulla ex compagna e assolto per insufficienza di prove al termine di un processo controverso?

Per fortuna c’è chi agisce diversamente. Come il Saragozza, che rescisse il contratto a Braulio Nóbrega un mese dopo il suo arresto per molestie sessuali (il calciatore se la cavò con il pagamento dei danni, come Enrich e Luna), o come l’Arandina, club di terza divisione che licenziò immediatamente tre giocatori accusati di violenza sessuale su una minorenne. Il Tribunale Superiore di Castilla e León in seguito derubricò il loro reato da violenza e aggressione sessuale a semplice abuso, assolvendo uno di loro e condannando gli altri due a pene di 4 e 3 anni in luogo dei 38 a cui inizialmente ciascuno di essi era stato condannato. Terribili le attenuanti: la vicinanza di età tra violatori (dai 24 ai 19 anni) e vittima e il loro simile grado di “maturità”. Una vicenda che a molti ha ricordato quella della Manada (il Branco, nome del loro gruppo whatsapp), cinque sivigliani che nel 2016 abusarono ripetutamente di una ragazza durante la festa di San Fermín a Pamplona.

I violentatori, tra cui figuravano un Guardia Civil e un noto ultras dei Biris Norte del Sevilla*, furono inizialmente condannati a 9 anni, poi portati a 15 ciascuno da una nuova sentenza del Tribunale Supremo. Una schizofrenia giuridica dovuta alla farraginosa legislazione spagnola in materia, che distingue tra abuso e aggressione sulla base della presenza o meno di violenza o intimidazione (in entrambi i casi è prevista l’aggravante della penetrazione). Va da sé che spesso non è semplice dimostrare l’utilizzo della violenza o il grado della stessa esercitato dai colpevoli, circostanze che portano in molti casi ad assoluzioni o pene lievi.

E allora sì, possiamo dirlo: la Spagna del pallone, e forse non solo quella, ha un problema con le violenze sessuali.

*I Biris sono uno storico gruppo di sinistra, che fa dell’antifascismo la propria bandiera. Per anni hanno preso posizioni tristemente antifemministe, tra pezze in favore del violentatore e scritte in cui si ammetteva senza giri di parole di non credere alla vittima, cosa che ha portato alla rottura con un altro storico gruppo della curva, i Gate 22. Tuttavia, sembra che ultimamente il gruppo abbia espulso gli elementi più compromessi col caso della Manada, tanto che la frattura con i Gate 22 si è ricomposta.

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