“Serie A – Operazione Nostalgia” è una cacata pazzesca.

Negli ultimi tempi, come i nostri lettori più fedeli avranno notato, qui a Minuto Settantotto ci stiamo dedicando con particolare soddisfazione a demolire quelle pagine e quei siti che rappresentano il corrispettivo narrativo della degenerazione del calcio moderno. Alla luce di questa operazione, l’articolo di oggi potrebbe sembrare fuori fuoco, per non dire totalmente sballato. Se il pallone di oggi ci sembra così marcio, per quale motivo prendersela con chi, a colpi di “nostalgia”, celebra ogni giorno la Serie A degli anni ’90, così bella e così distante da quella di adesso?
Le motivazioni in realtà sono parecchie. Prima di elencarle, però, occorre sgombrare il campo dalle accuse di rosicamento che potrebbero piombarci addosso. Accuse che vengono peraltro rivolte dall’ideatore del progetto contro il quale ci accingiamo a sparare a zero verso tutti coloro che osano criticarlo. E allora chiariamo subito la questione: a) non siamo invidiosi dei fan, dei follower, di tutto ciò che si è creato intorno a Serie A – Operazione Nostalgia (da qui in avanti, ON). Lo saremmo se tentassimo di essere come loro, ma in quel caso non scriveremmo di squadre antifasciste, calciatori partigiani e altre amenità; b) siamo invidiosi perché, nel mondo in cui viviamo, pubblicare la foto di un calciatore random di 20 anni fa e accompagnarla con un commento scritto in un italiano improbabile porta una visibilità che nessun sito o blog di calcio fatto bene (e non parliamo di noi, ma di Lacrime di Borghetti, Zona Cesarini, Crampi Sportivi, Rivista Undici, Valderrama Magazine, Uno-Due, eccetera eccetera) avrà mai. Invidiare e detestare chi acquisisce gloria e onori senza sforzo, mentre decine di bravi autori stentano a raggiungere un decimo del pubblico di ON, è per noi assolutamente giusto. Ecco quanto vi dovevamo in apertura.

La nostalgia è un sentimento che coinvolge ogni persona che vive su questo pianeta. È anche, e non ce ne vogliano tutte le enormi penne che hanno basato le loro opere sul ricordo del tempo perduto, un modo abbastanza sicuro per ottenere facili consensi. Ognuno di noi, invecchiando, ripensa con tenerezza agli anni passati, specie a quelli – irripetibili – dell’adolescenza. Parliamoci chiaro: da piccoli tutto era più bello. Merendine schifose, che impallidiscono al confronto di un bel panino con la marmellata o la mortadella, si trasformano in delizie da pasticceria stellata; programmi televisivi, film e cartoni animati osceni vengono ricordati come oro puro, a patto che non vengano visti adesso (chi pensa che Hazzard sia meglio di Breaking Bad può smettere di leggere qui); c’è addirittura chi rimpiange i politici della Prima Repubblica, ladri ma con un loro codice d’onore, e via discorrendo. Logico che un meccanismo mentale del genere trovi terreno ancor più fertile quando il passato è veramente migliore del presente. È il caso del calcio, in particolare di quello italiano. Non serve certo un premio Nobel per spiegarci come la Serie A degli anni ’90 fosse migliore di quella attuale ad ogni livello, cosa che fa scattare in automatico il rimpianto per ciò che era e, almeno al momento, non è più. In questo ampio spazio di manovra si trovano tante realtà diverse che fanno leva sull’effetto nostalgia. Il già citato Lacrime di Borghetti è l’esempio massimo di “sfruttamento” intelligente di questa chiave di lettura del reale: ora che i post sul blog si sono (ahinoi) diradati, gli autori si concentrano nel tirare fuori perle del passato in grado di stimolare dibattiti sempre misurati e interessanti; tutto ciò senza mai mancare di rispetto e utilizzando l’arma dell’ironia più che la denigrazione spicciola di tutto ciò che non è vintage. Altra pagina interessante era senza dubbio Football Nostalgia Novanta (sottotitolo: Storia senza tempo di un calcio senza creste): nata come fanpage di Facebook ed evolutasi in sito vero e proprio, proponeva contenuti “nostalgici” ma molto garbati; attualmente è ferma da tempo e si può considerare, anche in virtù delle tempistiche di apertura/chiusura, l’antesignana diretta di ON. L’ultimo esempio meritevole di segnalazione è una pagina Facebook spagnola, più ideologica nell’impostazione già a partire dal nome (“Odio el fútbol moderno”). La gestione è semplice ed efficace: gli admin postano almeno un paio di volte al giorno le figurine di alcuni calciatori degli anni ’80 e ’90, descrivendo brevemente la loro carriera e chiedendo agli utenti di condividere qualche aneddoto o qualche ricordo personale dei vari protagonisti; quel che viene fuori è una sorta di enciclopedia della memoria partecipata e davvero interessante.
Abbiamo citato queste pagine per dimostrare che non ce l’abbiamo con la nostalgia in generale, ma solo con un certo tipo di discorso nostalgico. Che ha un nome ben preciso: ON. La creatura del mitologico Andrea Bini (ormai pronto ad affermarsi come uno dei personaggi più sfottuti del web) non solo non ci piace: ci sta proprio sul cazzo. E, per citare l’immortale Fantozzi, per noi “è una cacata pazzesca”. I motivi sono vari. Proviamo ad esaminarli in modo analitico.

1) Il tono
Se non si hanno mezzi tecnici (leggi: stile di scrittura) adeguati, la chiave per ricordare i protagonisti di un’altra epoca senza scadere nel banale e nel retorico è una soltanto: l’ironia. Qualità della quale ON è del tutto sprovvista. Ed è normale che, in assenza di un filtro in grado di sdrammatizzare e di prendersi bonariamente in giro, alla lunga i post e gli articoli diventino insopportabili. Ogni personaggio, ogni partita, ogni evento ricordato da Bini e co. è ammorbato da un tono pomposo e iper-retorico, del tutto sprovvisto di quel minimo sindacale di leggerezza che dovrebbe essere richiesto per legge a un contenitore del genere. Da qui al finire per diventare la parodia di sé stessi il passo breve. E, a nostro avviso, già compiuto.
D’altra parte, quando si innalza a idolo Cleto Polonia (all’inizio per scherzo, forse, ora seriamente) e si denigra ogni giocatore attuale per il solo gusto di farlo, senza tentare mai delle analisi serie o dei confronti tecnici argomentati, scadere nel ridicolo è il minimo. Più sottile invece il discorso per così dire ideologico: ON non critica il calcio moderno in quanto distruttore della passione in favore del business, ma semplicemente perché non corrisponde più all’età dell’oro della nostra Serie A. Punto. Dunque si spala merda su sceicchi arabi e cordate cinesi e, al contempo, si esaltano acriticamente il Parma di Tanzi, la Lazio di Cragnotti o quel Milan berlusconiano che inaugurò la stagione delle cifre assurde del calciomercato che, in altri lidi, dura tuttora. L’ipocrisia e la mancanza di senso di questo comportamento si commentano da sole. Bisogna infine rilevare come il materiale “nostalgico” non sia infinito, non a caso l’asticella di cosa è nostalgia e cosa no (lo decide sempre Bini, ovviamente) ogni tanto si sposta un po’ più in là. Fra un po’ anche Neymar sarà nostalgico e arriveremo al cortocircuito definitivo.

2) La setta dei nostalgici
I fan di ON assomigliano ogni giorno di più, e sempre più pericolosamente, a una setta. Un circolo ristretto nel quale non tutti possono entrare e che ha regole rigidissime che non si devono mai infrangere, pena il ban (preceduto dal pubblico ludibrio). Una sorta di Movimento 5 stelle calcistico. Quai sono le caratteristiche principali di una setta? Eccole: presenza di un guru che impone la filosofia di riferimento; sindrome del “noi-contro-loro”, che separa le presunte conoscenze superiori del gruppo dalla cultura nemica che li circonda; il proselitismo tra chi non è un seguace; l’isolamento protettivo che allontana i seguaci dalla realtà del mondo esterno. Qualcuno vede delle analogie con ON? Noi parecchie. Innanzi tutto, si tratta di una delle pochissime pagine che si identificano totalmente con il proprio admin, che è addirittura conosciuto e chiamato per nome dai fan; un admin dispotico e intollerante, che non ammette il dissenso, si vanta di utilizzare il ban come strumento punitivo e impone la propria visione totalizzante a colpi di commenti continui e ingerenze non richieste. Il noi-contro-loro non necessita spiegazioni: i nostalgici combattono il calcio contemporaneo, sono dei guerrieri della fede che non conoscono riposo nella loro battaglia. Cosa che porta al proselitismo: chi non ha un conoscente “nostalgico” che ha tentato di trascinarlo nel gorgo? Chi scrive è stato persino offeso, pubblicamente e privatamente, da un suo ex amico facebookiano per aver osato mettere in discussione il verbo binesco. Infine, l’isolamento: anche questo facilmente visibile all’interno della pagina, sorta di Fortezza Bastiani dei veri amanti del calcio (mica come quei coglioni che si esaltano per Messi, quel sopravvalutato. Vuoi mettere Benny Carbone?).

3) I neologismi
Una delle cose che rende in assoluto ON una delle pagine più insopportabili dell’Internet è il suo linguaggio. Un italiano spesso scadente mischiato a dei neologismi da denuncia all’Accademia della Crusca. Il più celebre è indubbiamente il machenesanno (credetemi, ho avuto problemi a scriverlo), vero marchio di fabbrica della pagina, che viene utilizzato praticamente ogni due righe. Chiaramente coloro che non sanno sono bimbineymar, bimbimessi e bimbicardi, altri neologismi da mazzate nei denti, ovvero coloro che, per evidenti limiti di età, sono cresciuti con questi campioni e tendono a ritenerli più forti di quelli del passato. Non intendiamo certo dire che abbiano ragione, ma non ci sembra strano che un ragazzino nato nel 1998 non conosca Lamberto Zauli o Ciccio Cozza (che chiaramente per i nostalgici sono di molto superiori ai vari De Bruyne e Pogba).
La neolingua di ON è peraltro funzionale alla sua impostazione settaria: un utente che non avesse mai visitato la pagina proverebbe come minimo una sensazione di forte straniamento di fronte alla valanga di termini ad minchiam che vi vengono usati (di culto anche il “mi sale un – nome di giocatore del cazzo anni ’90 a caso” o il terrificante “nostalmagia”), sentendosi del tutto estraneo alle dinamiche che ne governano le discussioni. Qualsiasi tentativo di proporre discussioni senza le solite parole-chiave (o, ancor peggio, tentando confronti su basi tecniche serie) viene sempre stroncato sul nascere, tramite valanghe di risposte negative o addirittura ban; l’admin si vanta di aver bannato persone che sostenevano che Dybala fosse più forte di Balbo (esempio a caso, ma ne abbiamo letti di simili), come se buttar fuori dalla propria pagina chi la pensa diversamente fosse motivo di vanto.

4) Nostalgia o business?
Ed eccoci al vero punto caldo dell’intero discorso di ON. La domanda è: siamo in presenza di un’innocente pagina Facebook dedicata al calcio di qualche anno fa o c’è dell’altro? Una risposta la può fornire il profilo professionale del suo fondatore. Bini, come si può verificare facilmente con una velocissima ricerca su LinkedIn, è un social media manager che lavora in quest’ambito dal 2011; ecco come descrive ON sulla propria pagina: “La passione per un calcio che ha segnato l’adolescenza della mia generazione, pieno di campioni e valori che sembrano ormai perduti, rappresentano le premesse identitarie di questa pagina. L’esperienza e le competenze nel settore digital hanno accelerato il successo della pagina in termini di numero fan, engagement e feedback positivi ma hanno portato all’elaborazione di un progetto che ha il fine di ridefinire il modo di fare comunicazione online. Superare quel confine tra online e offline per raggiungere l’apoteosi dell’engagement, questo è l’obiettivo di Operazione Nostalgia. Entrare nel cuore dell’utente attraverso la passione e trasmettere emozioni uniche che coinvolgano l’utente a 360°. Un’attività ancora inusuale e di difficile attuazione per chi si occupa oggi di Social Media, che ha dimostrato l’efficacia dell’interazione che si può creare intorno ad una passione contagiosa, o meglio virale, su una piattaforma digitale come Facebook”.
Così come Squinzi ha ammesso tranquillamente di considerare il Sassuolo un mero strumento promozionale della Mapei, così Bini scrive di suo pugno che ON è un progetto che vuole ridefinire la comunicazione online e raggiungere l’apoteosi dell’engagement. Tradotto in parole povere, significa quantomeno che, dietro la semplice pagina, c’è una strategia ben precisa (qui addirittura si scrive che c’è l’agenzia di Bini, Performedia, dietro tutto. E a parlare è il Ceo dell’azienda). Ipotesi confermata dall’iscrizione del machenesanno nel registro dei Marchi Registrati e dalla recente inaugurazione del sito (che, ovviamente, non linkiamo), consultabile all’originalissimo indirizzo machenesanno punto it.

Schermata 2016-10-03 alle 16.05.57Per non parlare delle collaborazioni con nomi di punta del giornalismo sportivo italiano (Carlo Nesti ha addirittura una rubrica fissa), delle decine di ex calciatori che intervengono ai raduni e dei canali privilegiati che l’admin sembra avere nel mondo del pallone tricolore. Tutte cose che, per chi conosce minimamente quel mondo, suonano strane. Può essere che sia tutto nato dal caso, noi però siamo dei bastardi diffidenti di natura e crediamo che un blogger del cazzo come noi avrebbe per lo meno qualche difficoltà a costruirsi delle relazioni con gente abituata a vivere in un universo tutto suo.
Potremmo sbagliarci, tuttavia siamo piuttosto propensi a credere che ON sia più di un semplice passatempo gestito in modo amatoriale. Al management del machenesanno smentirci con i fatti.

Questo è quanto. Avremmo potuto scrivere anche di più, ma non vogliamo dare troppo spazio a chi non lo merita. Un’ultima cosa: tenete sempre presente che la nostalgia è un’arma a doppio taglio. Provate a immaginare un’ipotetica Serie A anni ’80, con l’admin che rimembra i bei tempi di Platini e Maradona dando del #bimbibaggio o #bimbironaldo alle nuove leve; o pensate al gestore di Operazione Nostalgia ’60, per il quale “quel Paolo Rossi lì è sopravvalutato, vuoi mettere Gigi Riva” e che posta ogni giorno foto dell’Inter di Herrera prendendo per il culo quella dei tedeschi. Il giochino è tutt’altro che complesso e proprio per questo ci sarà sempre qualcuno pronto a rimpiangere (e a rinfacciare) anni che i più giovani non hanno vissuto. Ci sarà sempre qualcuno più nostalgico di voi. Capito, bimbiON?

53 thoughts on ““Serie A – Operazione Nostalgia” è una cacata pazzesca.

  1. Quanti giocatori del vicenza sei riuscito ad includere in un articolo? Ad un tifoso del Vicenza di oggi hai creato sul serio tanta nostalgia. Appartengo tutto mi piace come approfondite le vostre tesi, e mi piace molto minutosettantotto.it
    🙂

  2. “uno che passa il tempo massacrandoselo pensando a Schwoch e Possanzini” (cit)

    niente da dire, riesce al contempo a deridere una odiosa macchietta in maniera arguta proponendo al tempo stesso una analisi logica e ben fatta. Chapeau.

  3. ON vive sul vecchio assunto italiano secondo cui “si stava meglio quando si stava peggio” e deifica gente che (con tutto il rispetto) oggi giocherebbe a malapena in D. E’ lo specchio dell’Italia dei no euro/no europa/pro trentennio, un’Italia che purtroppo sta ritornando furiosa alla ribalta

    1. Hai centrato il punto. La nostalgia, come ci ha scritto un ragazzo ieri su Fb, è reazionaria e il tuo commento esemplifica perfettamente il concetto.

  4. Dio mio GRAZIE GRAZIE G R A Z I E.
    Il parallelo ON/M5S è in assoluto la cosa più giusta per descrivere tutto il fenomeno.
    Grazie ancora, ti pago 10 escort di lusso, te lo meriti.

    Ma che ne sanno i bimbiLeotta…

      1. PERFETTO, semplicemente perfetto. Peraltro ad un certo punto era diventato piacevole seguirla grazie a vari commentatori “disturbatori”, con meravigliose analisi tecnico-tattiche, quasi sempre con piu o meno velata anti-nostalgia, nonostante l’età più che avanzata, peraltro con un garbo e un’educazione da far invidia al dalai lama. Era davvero interessante seguirli e anche constatare i flame che ne nascevano. Ovviamente dopo un po tutti spariti e bannati

        1. L’admin ha il ban facilissimo, e si vanta pure di sbattere fuori gente che pensa che Icardi sia migliore di Bonazzoli. Pensa te che soggetto.

  5. Incredibile, stavo per citare uno di questi, Mirko Ranieri, ma apro per la prima volta la tua pagina fb e lo trovo lì a commentare. Chapueau, anzi chapui.. NO

  6. Buongiorno ragazzi,
    vi dico la verità,vi ho scoperto da poco (un mesetto circa) ma ho finalmente trovato una pagina che la pensa esattamente come me .
    Secondo me ,con le dovute proporzioni, il concetto di idolatrare il grande Parma senza pensare a quel delinquente di Tanzi è come
    ringraziare Mussolini per le strade e i ponti (pooonti , millemila cit.) senza pensare a tutto il resto.
    Per cui chapeau ragazzi,il calcio anni 90′ non è solo Baggio e Protti,è quello delle botte prese da Tuta o dello scandalo doping.
    Quindi concluderei con #machenesanno…perchè effettivamente caro signor Bini non sapete proprio un cazzo!

  7. D’accordo in tutto e per tutto: un bel concetto di base esasperato e trasformato in un qualcosa di incommensurabilmente idiota.
    Pensavo di essere l’unico al quale stessero sui coglioni in una maniera clamorosa, sinceri complimenti da un “bimbikardi xdxdxd” classe ’98.

    Nota a margine esclusivamente personale: da romanista mi sfugge il motivo secondo il quale dovrei aver nostalgia di quel decennio orripilante, di ciarrapico e del gol di Vavra (che, fortunatamente, non ho vissuto), probabilmente sono limitato io.

  8. voglio semplicemente aggiungere che è proprio negli anni ’90 che il calcio diventa sempre di più un prodotto televisivo, con l’evoluzione delle pay tv che incominciano ad a cambiare le abitudini dei calciatori e dei tifosi. criticare quello di oggi senza analizzare le radici dei suoi problemi è da idioti reazionari.

  9. devo ammettere che all’inizio mi aveva incuriosito ON e la trovavo una pagina divertente, che mi permetteva di ricordare giocatori dimenticati della mia adolescenza o poco oltre, anche se, il tono usato all’amministratore mi e’ sempre stato sulle palle…..col tempo però mi ha sempre dato più fastidio la loro completa mancanza di competenza calcistica….quando leggo bimbineymar mi vengono i brividi…..niente, riassumendo, volevo fare i complimenti per la tua recensione sulla pagina…saluti

  10. Per non so quale masochistica ragione continuo a tenere il mio like su ON. Forse perché sono stato uno dei primissimi ad averlo messo – sono sicuramente tra i primi 5/10mila – e quindi ho avuto modo di assistere alla crescente povertà di contenuti e argomentazioni dell’Admin. Detto ciò, seguendo gran parte dei post e relativi commenti (perché in fondo un’istantanea con la linguaccia di Gascoigne o una punizione di Nakamura non riesco proprio a non aprirla) mi sento di dire che il pubblico della pagina risulta mediamente assai più maturo ed equilibrato del nostro affezionatissimo. Questo per dire che, a mio avviso, il problema non è la categoria dei nostalgici – della quale io stesso ammetto di far parte essendo cresciuto coi campioni degli anni ’90 – il problema è LUI che con la sua arroganza e la sua spregiudicatezza li porta a ghettizzarsi in una sorta di cerchia privilegiata di gente che ne sa più di te perché “che ne sai tu di quando c’era quel calcio…” . Dopo una lunga analisi del personaggio, posso confermare che l’Innominabile è molto più di un bimbominkia della nostalgia, è colui che alla soglia dei 30 anni va a fare il professorino con quelli di 45-50 su chi fosse il terzino sinistro titolare del Torino nel 93-94, è il classico delirante smargiasso da tastiera, è la più classica delle personalità artificiali create dal web in grado di smuovere coscienze e flussi di pensiero con l’ausilio di gesti banali e una dialettica ai limiti del comico. E con la parola “comico” penso di aver detto tutto. #machenesannovergogniafategirare!!1

  11. Con grande piacere scopro solo ora la vostra pagina e sapete come ciò è avvenuto?grazie a ON !Sembra strano ma è così!
    Detto questo condivido pienamente ciò che dite,frutto di un’analisi sociologica attenta e accurata di come l’italiano decide di “cambiare tutto per non cambiare niente”anzi semmai fa un salto indietro.Devo essere sincero che all’inizio mi piaceva quella pagina perché forse è stata l’unica che mi portava indietro alla mia infanzia,quando mi mettevo in porta per imitare Zenga o Tacconi (oltre perché i portieri scarseggiavano sempre),però col passare del tempo ho notato la rigidità, la superiorità e lo snobbismo del personaggio in questione che oltre a deridere chi non la pensasse come lui ignorava totalmente chi come me (ma non ero l’unico)faceva delle analisi approfondite e nostalgiche su episodi in questione;ma c’è di più non mi risponde neanche per le delucidazioni se gliele faccio personalmente!Quindi mi viene da pensare a diverse ipotesi: che meglio ignorare quelli come me che potrebbero oscurare la sua visibilità e autarchia;in secondo luogo che sia tutta una messa in scena dove lui risponde sempre ai soliti e i soliti parlano sempre tra di loro in modo da inscenare un teatrino in cui il messaggio che deve passare è “o con noi o contro di noi”!!!Ora non dico che non seguirò più la loro pagina però ho avuto una piacevole sensazione nello scoprire la Vostra.Vi auguro il meglio.

  12. Sono probabilmente ingenuo ma trovo che ON non miri affatto ad essere una pagina o un Blogger di confronto o di condivisione. Tutt’al più una pagina che vive di goliardia e motteggi anche a volte stucchevoli.
    Credo gli abbiate dato troppo credito e credibilità, la dipingere come una pagina che realmente si pone uno scopo quando mi pare una pagina creata per ridere o poco più.

  13. Uno degli articoli più seri e condivisibili che abbia mai letto su ON, sono d’accordo su tutto.Solo 2 osservazioni: 1) la comunicazione su FB (a maggior ragione ora che abbiamo scoperto che ON trattasi di ben altro che passatempo amatoriale) deve per forza essere rapida, secca, con messaggi banali a senso unico, “populisti”, senza complicazioni nè complessità. Chi apre FB vuole mettere il cervello in pausa (e lì viene fregato perché è più vulnerabile). Le poche pagine di qualità (correttamente citate) infatti gradualmente stanno chiudendo perché non più funzionali al meccanismo di FB, alcune fortunatamente resistono. I toni faciloni di ON quindi erano prevedibili, e dopotutto chi vuole può godere dei contenuti di ON anche solo per l’effetto rimembranza, ignorando il becerume di contorno (e forse sono la maggioranza dei suoi followers).
    2) noto dal vostro articolo che sgombrate subito il campo dai dubbi: la serie A anni 90 è nettamente meglio di quella attuale. Questa opinione (che vi fa onore) non è affatto condivisa dalla maggioranza del pubblico, anche se tanti non sono disposti ad ammetterlo. Non parlo solo dei ragazzini che disprezzano la retorica del calcio romantico sentito dalle radioline invece che su Sky Go, ma soprattutto da quelli che sostengono che “oggi le squadre sono tatticamente più preparate allora erano sprovveduti “, “oggi si corre il triplo vorrei vedere Maradona oggi”, “mamma che tamarre le maglie larghe di allora meglio l’aderente che valorizza il palestrato di oggi”. L’antinostalgia in realtà è un coacervo di mille differenti correnti ognuna moooolto diversa dall’altra: voi credo che abbiate preso la giusta misura. Gli altri un po’ meno.

  14. Forse é un po’ fuori tema, ma la descrizione che c’é all’inizio della pagina spagnola mi ha ricordato com’era Chiamarsi Bomber all’inizio (5 anni fa credo). Anche li pubblicavano foto di vecchi eroi della Serie A, ne facevano una breve e simpatica descrizione e i fan commentavano spesso con qualche aneddoto, che spessa avevao vissuto. Sono curioso di sapere come sia poi diventato il puttanaio che é adesso!

  15. Ciao, spesso mi capita di discutere con amici della questione. Nonostante io abbia anche partecipato ad un Raduno ON, posso tranquillamente dire che ho sempre storto il naso sul modo di gestire questa pagina. Bannare chi non la pensa come te, far sentire inadeguato chi non conosce Cleto Polonia, rispondere male con commenti, è una cosa che mi sta da sempre francamente sul cazzo. Il raduno in fondo è stata una bella esperienza, anche se molti dei nomi fatti non c’erano quel giorno (senza preavviso e nemmeno scuse successive). Non sono molto d’accordo sulla parte finale del discorso: il sig AB ha avuto l’audacia e dunque la fortuna di tirare su un mostro, con un linguaggio che forse anche inconsapevolmente ha coinvolto le masse. Coinvolto a tal punto da dover appropriarsi dei diritti di alcune espressioni come #mcnsnn ecc, il cui uso era alla mercé di tutti (basti pensare alla pagina machenesannoi2000). Il successo ha poi portato al contatto con Nesti, Tonetto ecc, creando un fenomeno. Insomma, non penso che ci fosse sin dall’inizio un doppio fine. Mi ha fatto piacere leggervi!

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