Il Livorno di Nicola e i limoni di Montale.

Qui delle divertite passioni 

per miracolo tace la guerra,

qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza

ed è il goal di Salviato contro il Sassuolo.

Esistono campionati destinati a scivolare rapidamente nell’oblio ed altri, pochi purtoppo, che invece a te tifoso restano appiccicati nella mente e sulla pelle per tutta la vita. Lavoro 2012/13, parliamo di qualcosa del genere.
7 giugno 2012, a Livorno c’è il sole.

“Sono onorato di essere qui. Ho giocato contro il Livorno da avversario nella Ternana e nel Genoa e mi ricordo della passione del pubblico. Oggi sono qui per mettere a disposizione il mio lavoro, con determinazione e voglia di fare bene. Non importa il modulo, saprò gestire la mia rosa e regolarmi di conseguenza”.

Parole di circostanza di un allenatore, anzi di un uomo, che si rivelerà tutto fuorché scontato. Parole di Davide Nicola da Luserna San Giovanni (TO), dove l’ex genoano, da speciale padre di famiglia e personaggio semplice quale è, non lesina tra l’altro consigli calcistici ai ragazzi dell’oratorio locale.

Sarà suo il compito di provare a ridare entusiasmo ad una piazza ancora scossa dalla tragedia Morosini e sportivamente sempre più depressa alla luce dei certo non roboanti mercati degli ultimi anni.

Obiettivo salvezza è di conseguenza la parola d’ordine ed infatti alla vigilia del torneo, nessun addetto ai lavori indica il Livorno tra le favorite.

Agosto, parte il campionato.

I grandi amori spesso e volentieri si consolidano nel tempo, ma quasi sempre esplodono inizialmente in modo fragoroso. Così fu. Prime quattro partite e dodici punti in classifica, con l’appendice di ben dodici gol segnati. L’apatia e la diffidenza iniziale del tifo labronico dopo neanche un mese sono un ricordo lontano. Come Cupido trafigge con le sue frecce i cuori degli innamorati, così il bel gioco del Livorno firmato Davide Nicola, le prodezze balistiche di Siligardi, le bombe di Emerson e la tecnica di Paulinho ricompattano l’ambiente e chi sa di tifo calcistico sa quanto facilmente infiammabile sia l’Ardenza. Se ne perdi una l’anno prossimo sei in C, è matematico, se ne vinci due tra un paio di anni si va in Europa.

Ottobre, la partita, anzi la sconfitta, della svolta.

All’ombra dei 4 Mori le rivalità pallonare sono decisamente sentite ed alcune ovviamente spiccano più di altre. Scivolati da alcuni anni nelle categorie inferiori i “cugini” pisani, tra i più acerrimi Davide Nicolarivali contemporanei figura senza ombra di dubbio lo Spezia. Ed il calendario propone nel posticipo del lunedì sera lo scontro contro i milionari liguri in un Armando Picchi che finalmente regala un colpo d’occhio cui francamente nessuno era più abituato. Come sovente accade in questi casi, la partita si rivelò sportivamente disastrosa per gli amaranto (e come soleva dire Oscar Wilde, “c’è il pubblico delle grandi occasioni. Tocchiamoci i coglioni”. Anche se forse non era Oscar Wilde), con un 1 a 5 interno che in realtà non fotografò in pieno l’impegno profuso dai ragazzi di Nicola durante tutti i 90 minuti (la stragrande maggioranza dei quali disputati in inferiorià numerica). Ma quella sera, in quella serata da tregenda calcistica, nacque il vero Livorno ed esplose in modo spontaneo l’assoluta compattezza tra la squadra ed i suoi tifosi. Sotto di ben 5 reti in casa, la Nord (e non solo) cantò a squarciagola per minuti e minuti incessanti cori di sostegno ai loro ragazzi, a dimostrazione del fatto che si stava sì perdendo tra le mura amiche una “battaglia” importante, ma che la “guerra” andava avanti. Perché con gente del genere sugli spalti non puoi permetterti di fermarti neanche un secondo.

Natale da sballo. Archiviata la debacle interna, Luci e compagni ingranano la quinta e macinano punti e bel gioco. S’arriva all’ultima giornata d’andata con evidenti capogiri causati dalla rarefatta aria d’alta classifica: Sassuolo 48 punti, Livorno 43, Verona 39. Poi? Vuoto.

Esattamente il giorno di Santo Stefano il calendario propone lo scontro al vertice al Picchi. Pronti, via e dopo la miseria di 10 minuti è 0 a 2 per i neroverdi. Partita terminata? Ovviamente no. Lo avevano promesso dopo le 5 sberle dagli spezzini. Con gente del genere sugli spalti non puoi permetterti di fermarti neanche un secondo. La ripresa sarà tutta amaranto. Siligardi, Paulinho ed un gran gol di un “gregario” quale Salviato a circa un quarto d’ora dal termine, faranno letteralmente esplodere l’Ardenza e trasformare Eusebio di Francesco in un signorotto arrogante. Sarà per la prossima.

Il girone di ritorno saranno oltre quattro mesi di incredibile corsa a tre per accaparrarsi i primi due posti che significano Serie A diretta, senza passare per le tortuose vie dei play-off. Il fuggitivo Sassuolo dal gioco spumeggiante, il predestinato Verona e la sorpresa Livorno, daranno vita ad uno dei più bei tornei cadetti di sempre.

Ed alcuni episodi, alcune partite, resteranano indelebilmente scolpite nei ricordi dei tifosi amaranto: il blitz al Picco della Spezia dopo oltre trent’anni di mancate vittorie in terra ligure targato Belingheri, portandoci a casa i 3 punti ma lasciando laggiù il ginocchio di Siligardi, il pareggio al Bentegodi giocando tutto il secondo tempo in 10 ed il pugno chiuso rivolto da Capitan Luci alla tribuna veneta al momento di lasciare il campo per la sostituzione.

Il rush finale.

Luci-3A tre giornate dal termine della regular season il Sassuolo ha già un piede in A ed il Livorno vanta ancora un punticino di vantaggio sul Verona. Amaranto insomma padroni del loro destino ed attesi nella prima di queste tre sfide finali dalla Ternana. L’Umbria non ci ha mai sorriso ed il 14 giugno 1998 ne resta l’esempio più lampante: in un Renato Curi straboccante di tifo, oltre 15.000 livornesi assistettero ad una delle più cocenti delusioni sportive degli ultimi decenni, ossia la finale play-off per la promozione in B persa contro la Cremonese negli ultimissimi minuti dei tempi supplementari. E la tradizione negativa si rinnoverà pure quel sabato 4 maggio 2013. Nella fornace del Libero Liberati di Terni gli amaranto, in una sfida giocata su ritmi bassissimi, riescono a passare ad inizio ripresa col solito Belingheri, ma gli dei del pallone non sorridono ai ragazzi di Nicola e poco dopo una clamorosa traversa, ecco il gol del carneade Carcuro realizzato all’ultimissimo secondo della partita. E’ disperazione labronica, è un castello di carte che si sfalda in un attimo visto che il Verona vince e ci sorpassa. Tutta Livorno è con le mani nei capelli e la domanda è solo una.

Ma chi cazzo è Carcuro?

Uno degli innumerevoli capolavori della gestione Nicola si avrà già 7 giorni dopo. Ridare serenità ed autostima al gruppo dopo la batosta di Terni non era affatto facile ed invece il 3 a 0 rifilato al Brescia dopo 90 minuti giocati ad altissimo livello e trascinati da un Dionisi capace d’infiammare la Nord, certifica che gli amaranto sono più vivi che mai e che proveranno ad andare a conquistare a Modena contro il Sassuolo il lasciapassare diretto per la massima serie. Sassuolo. Di Francesco ed i suoi parevano già promossi non più tardi di un mesetto addietro, ma un’evidente crisi di gioco e di risultati ha rimesso tutto in discussione. Insomma quello del Braglia sarà vero e proprio spareggio: il Livorno deve necessariamente vincere per la A, agli emiliani padroni di casa basterà non perdere.

Il tradizionale esodo amaranto prova a spingere Luci e compagni alla grande impresa. Primo tempo di marca emiliana, ripresa giocata all’arma bianca e nel finale, esattamente come 15 anni con la Cremo, arriverà il gol beffa degli avversari. Il primo tentativo d’assalto alla A è fallito.

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Finalmente dolci play-off. Emblematiche le parole di Duncan, mastino amaranto, dopo il fallimento emiliano: “ La strada corta è bloccata, ora si prende l’altra. Non c’entra quanto ci metti, basta che arrivi.”. Il pensiero del giovane ghanese, entrato da subito nel cuore dell’intera tifoseria amaranto, diventa una sorta di mantra nello spogliatoio labronico. E per coronare degnamente una stagione di platino, occorrerà superare gli ultimi due ostacoli. Il primo è il Brescia e saranno 180 minuti vissuti costantemente col cuore in gola e solo grazie alle prodezze di Paulinho è finale.

Ultimo capitolo, la finale.

In ossequio alla classifica, le due sfide conclusive saranno contro l’Empoli, terminato al quarto posto nella stagione regolare a sette punti di distacco dagli amaranto. I numeri però sono dalla partedei ragazzi di Sarri: 4 punti conquistati nelle prime 9 giornate di campionato, ma ben 43 ottenuti nel girone di ritorno, col trio Saponara- Maccarone-Tavano capace di regalare gol e spettacolo ormai ininterrottamente da mesi.

Andata al Castellani e lì i padroni di casa sciorinano un primo tempo da stropicciarsi gli occhi e chiuso meritatamente in vantaggio 1 a 0. Tutti negli spogliatoi consapevoli che è il momento di stringere i denti: reggere l’urto empolese anche nella ripresa e giocarsi poi il tutto per tutto all’Ardenza quattro giorni dopo. Ed invece, quando meno te lo aspetti, ecco l’ennesima perla di questo fantastico campionato. Ripresa tinta d’amaranto e culminata con uno stupendo goal di Duncan. Al termine della sfida l’entusiasmo del popolo labronico sarà coinvolgente; caroselli di auto e bandiere al vento accompagneranno il ritorno a Livorno di Luci e compagni lungo la FI-PI-LI ed una volta all’ombra dei “4 Mori”, in piena notte, esploderà l’affetto dei tifosi verso un gruppo inarrivabile ed ormai ad un passo dal grande traguardo.

paulinho_livorno_gol_play_off_empoliDomenica 2 giugno 2013, ore 20:45.

Sono poco meno di 20.000 i tifosi assiepati sui gradoni del vecchio, ma pur sempre affascinante, Armando Picchi. La partita di per sé non offrirà moltissimo. Occasionissima empolese a metà della prima frazione di gioco e poco dopo, al minuto 32, cross di Schiattarella dalla tre-quarti dello schieramento offensivo destro labronico, Paulinho sale in cielo ed infila Bassi assolutamente incolpevole sulla capocciata del 9 amaranto. Virtualmente Livorno-Empoli può terminare adesso. Per gli uomini di Nicola è Serie A.

Come sempre profetizzato da Davide Nicola, se vuoi inseguire un sogno devi anche rischiare di perderlo. E così è stato. Il Livorno 2012/13, partito nell’anonimato più assoluto, ha prima col bel gioco e poi con tanto, tantissimo, carattere, riconquistato una piazza sanguigna ma disinnamorata. Ed in questa squadra c’è tantissimo del Mister piemontese, a partire da quel “cerchio magico” che si formava al termine di ogni partita ed in cui, settimana dopo settimana, s’è cementato un gruppo con valori morali e caratteriali, oltre che agonistici, al di sopra della media.

Ad Alessandro Nicola.

 

Articolo a cura di Juri Saettini.

One thought on “Il Livorno di Nicola e i limoni di Montale.

  1. Ero in Nord contro lo Spezia, la partita più bella della mia vita, 5-1 ma lezione di tifo a tutto il mondo del calcio, 20 minuti ininterrotti dello stesso coro saltando tutti insieme.. mai visto!
    Ero in Nord in quel fantastico 3-2 contro il Sassuolo, con il gol decisivo di Salviato, croce e delizia (per un giorno) del popolo amaranto!
    Ero in Nord nel 3-0 al Brescia, con Dionisi che esulta come uno di noi rivolto alla Nord….
    Prima dell’ultima decisiva partita con il Sassuolo dell’odiato “tarpone” Di Francesco andammo al Coni a trovare i giocatori. Mister Nicola uscì dal cancello dopo gli allenamenti con una smartina tutta arrugginita ed ammaccata, ho capito lì quanto era grande veramente quell’uomo. Un bambino gli si avvicinò per un autografo e lui scherzando con fare molto toscano gli disse: “Occhio però non mi rigare la Ferrari!”
    Ero a Modena quell’infausto ultimo giorno di campionato in cui ne successero di cotte e di crude, dove meritavamo di vincere, ma perdemmo e ci toccò assistere ai festeggiamenti dei sassuolesi con i fumogeni verdi… che delusione… al ritorno in macchina sapevamo però che ai playoff avremmo vinto noi… troppa la fame…
    Ero nella Nord contro il Brescia in mezzo ai fumogeni amaranto, a respirare a pieni polmoni la conquista della finale.
    Ero al Castellani all’andata, quando vidi partire il missile terra-aria di Duncan, nato duncan………….
    Ero in Nord quando Paulinho volò in cielo a 11mt dalla porta…. ed insaccò quel dolcissimo gol che mi fece rotolare sui gradoni ruvidi dell’Ardenza! Ero in Nord in mezzo al campo ad esultare a fine partita, ero sul mare a festeggiare una storica promozione, ero dietro il pullman scoperto in motorino, in due, senza casco, a salutari i nostri eroi.
    Perchè in qualunque squadra giocheranno, rimarranno per sempre nel mio cuore.
    Le prove fotografiche qui https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1165552664163.2025037.1388301631&type=1&l=a787d8838b

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