Unicusano. Nomen omen.

I latini utilizzavano la locuzione nomen omen, a proposito del nome di una persona o di una cosa, per affermare che in quel nome risiedeva già il destino della persona o della cosa.

Lo avranno pensato in passato i tifosi del Fondi, lo staranno pensando in questi giorni quelli della Ternana.

Cosa lega le due squadre? Il nome. Unicusano è una tra le più grandi università telematiche italiane, istituite nel 2005 dalla Ministra Moratti, il cui unico fine è il profitto. Atenei gestiti secondo logiche aziendali: nel 2013, la stessa Unicusano ha sospeso per un mese dal lavoro e dalla retribuzione la ricercatrice Alida Clemente per aver scritto un articolo in cui si denunciavano le condizioni lavorative dei ricercatori presso le università telematiche, snaturate dai carichi suppletivi di lavoro come il tutoraggio.

L’offerta didattica Unicusano, assunta a brand, come ogni altra merce ha bisogno di una pubblicizzazione per aumentare costantemente i suoi spazi di mercato. Per questo motivo, l’amministratore delegato dell’ateneo, l’imprenditore livornese Stefano Bandecchi, nel novembre del 2014 entra nel mondo del calcio acquistando il Fondi Calcio, dopo aver tentato invano di acquisire Livorno, Grosseto e Lucchese.

L’operazione non è la semplice sponsorizzazione, ma è qualcosa di più radicale. Il nuovo patron  decide di cambiare il nome del club in Unicusano Fondi Calcio. Il modello è lo stesso utilizzato in Austria e in Germania dalla Red Bull: smantellare la storia della squadra, nel caso del Fondi quasi centenaria, per pubblicizzare il brand della nuova proprietà. La sponsorizzazione non è più lo strumento per ottenere migliori risultati sportivi, ma diventa l’essenza stessa della società, nella quale svaniscono storia e colori, arrivando persino ad intaccare il nome, che è per definizione depositario dell’identità. Non più una squadra dove si riconoscono la città di Fondi e i suoi tifosi, ma un marchio da promuovere, tanto da essere definita nelle cronache calcistiche come “la squadra della ricerca”.

L’orizzonte del progetto sportivo dell’Unicusano a Fondi è legato alla risonanza mediatica che la squadra può garantire. Di conseguenza qualora si presentino opportunità più redditizie il disimpegno sarebbe assicurato. Non parliamo di una caso ipotetico, ma è quello che è successo nelle scorse settimane.

Il presidente della Ternana Simone Longarini al termine della stagione, dopo una salvezza acciuffata all’ultima giornata, decide di cedere la squadra, con grande soddisfazione dei tifosi. Tuttavia, il rischio è il fallimento. Un disastro per i tifosi e per la città, già martoriata dalla crisi economica e politica. Un’occasione imperdibile per Unicusano. Terni, oltre ad avere una densità di abitanti tra le più alte d’Italia, come affermato da Stefano Ranucci – direttore operativo dell’Unicusano – ha una storia di maggior prestigio rispetto al Fondi, con molte partecipazioni ai campionati di cadetteria e addirittura due nella massima serie.

Come per la squadra laziale anche per quella umbra il percorso è il medesimo. Il 21 giugno l’Unicusano formalizza l’acquisto della Ternana, contestualmente alla cessione, a causa del regolamento che vieta la doppia proprietà, dell’Unicusano Fondi Calcio ad Antonio Pezone, Presidente del Racing Roma. Dopo neanche tre anni si conclude così l’esperienza dell’Unicusano a Fondi, con una promozione in Lega Pro, ma soprattutto con le mancate promesse e l’infamia del cambio del nome, che ora fortunatamente tornerà ad essere quello di sempre. Le parole con le quali si conceda l’oramai ex-patron Bandecchi, confermano come il Fondi sia stato per Unicusano un semplice trampolino di lancio: «In questo momento nel mio cuore c’è tristezza, perché ho dovuto cedere la squadra di Fondi, quella che ci ha aiutato ad arrivare fino qui». E qui sta per Terni.

Tornando alle fere, mentre è attualmente al vaglio della Federazione l’ipotesi del cambio del nome in “Unicusano con Ternana”, la nuova società già si è presentata, ricalcando le stesse modalità con le quali si presentò al Fondi: campagna mediatica massiccia, cambio del nome, promesse mirabolanti e scontento per i tifosi. Unicusano sa bene come muoversi con i media: sabato, domenica e lunedì sono apparsi sul Corriere dello Sport degli inserti speciali dedicati alla nuova società, alla storia ed ai tifosi della Ternana. Nel primo di questi inserti, oltre a presentare il simbolo con la nuova denominazione, si domandano: «Come si fa a diventare invincibili? Con il senso di appartenenza. Con il nome e la storia dell’Unicusano, che questo senso di appartenenza lo rafforzerà nel doveroso rispetto che ha chi è appena giunto in città». Ci chiediamo con che coraggio parlano di appartenenza e di rispetto quando il primo atto della nuova proprietà è il tentativo di cambiare il nome della squadra.

Di fronte questa ipotesi c’è sempre una divisione tra i tifosi: chi è favorevole per scongiurare il rischio fallimento e chi invece non si rassegna di fronte questa possibilità. A rinfoltire il primo gruppo di tifosi, arrivano, puntuali, le promesse dell’Unicusano: un grande mercato e serie A nel giro di due anni. A Fondi gli anni promessi erano cinque, ma nonostante questo, alcuni gruppi di tifosi hanno deciso di non seguire più la squadra, rifiutandosi di essere una protuberanza di Unicusano. Anche a Terni, una parte dei tifosi si è dichiarata contraria alla nuova proprietà, promuovendo soluzioni alternative nel rispetto della storia della squadra.

Una doverosa parentesi va aperta anche sulla gestione sportiva dell’Unicusano: oltre a non aver rinnovato il contratto a Fabio Liverani, apprezzato dai tifosi per aver condotto contro ogni speranza i rossoverdi alla salvezza, a Terni sono arrivati direttore sportivo, allenatore e giocatori direttamente da Fondi, come un normale spostamento della sede societaria. Quest’ultimi hanno una caratteristica in comune: l’italianità. Su imposizione di Bandecchi, l’Unicusano può acquistare soltanto giocatori italiani nel nome della crescita del calcio nostrano, ispirandosi a due modelli agli antipodi, come l’Athletic Club e il Sassuolo. Una politica poco condivisibile ma legittima se non fosse che, dietro a questa copertura, ci sono dubbi sulle reali ragioni, che invece trovano un appiglio al passato nel Movimento sociale italiano del presidente. Dubbi confermati anche da una prima schermaglia con gli odiati cugini perugini, da lui paragonati, in termini denigratori, agli stranieri.

 

Come per il Fondi, anche per la Ternana, il futuro sarà legato inscindibilmente alla capacità di attirare attenzione mediatica perché, aldilà delle belle parole di presentazione, Unicusano ha acquistato la squadra per un unico scopo: farne la sua cassa di risonanza. E in questa cassa di risonanza crediamo che non ci sarà più spazio per dare voce a chi non ne ha, come avvenne nell’ottobre del 2014 quando i giocatori della Ternana scesero in campo con il casco giallo degli operai dell’Ast contro i 537 esuberi.

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