This is Manchester. We do things differently here.

Siamo a Manchester, come avrete capito, e siamo qui per parlare di calcio.

Un calcio atipico, diverso, “differently” per l’appunto. Un calcio che trova le sue radici nell’agosto del 1815. Siamo sempre a Manchester, ma per ora non si parla di calcio.

Siamo in un momento della storia in cui l’aristocrazia inglese, il paese più economicamente evoluto dei ruggenti anni ’20 (mille e ottocento, però), inizia a sentirsi minacciata dai prezzi più convenienti e a buon mercato dei cereali che arrivavano dalle stesse colonie britanniche. Nascono quindi così le Corn Laws, una serie di leggi che imponevano dei pesanti dazi sull’importazione del grano. I ceti più alti si tutelavano a spese di quelli più bassi. Storia già sentita?

Alla fine per una quindicina di anni tutto filò liscio come l’olio, poi ci fu un problema: this is Manchester. We do things differently here, pezzi di merda imparruccati. (va bene va bene, l’ultima parte è farina del mio sacco, restando in tema grano).

cornlaw4Negli altrettanto ruggenti anni ’38 tale Richard Cobden fonda a Manchester la “Anti-corn-law”, lo scopo lo potete dedurre. Il seguito dell’associazione crebbe esponenzialmente dopo la carestia del ’46 fino ad arrivare ad ottenere la completa abolizione del dazio sul grano nel 1849. This is Manchester. We do things differently here.

Manchester ha questo brutto vizio di non saper essere indifferente alle ingiustizie e alle necessità dei più deboli, e di esempi potrei portarvene tantissimi: Trades Union Congress, massacro di Peterloo e Sylvia Pankhurst, così, tanto per.

Siamo nel luglio del 2005 e i vizi sono duri a morire. Specialmente quelli che nessuno vuole far morire. Specialmente tra la working class inglese.

Lo strapotere delle pay-tv, il caro biglietti, i tifosi trattati come clienti, i posti in piedi, Murdoch e poi i Glazer. Per alcuni tifosi, anzi tifosissimi, del Manchester United il prezzo del grano inizia ad essere un po’ alto, soprattutto se di grano ci vivi.

“È difficile ammettere a te stesso che sei scappato da una cosa che è stata una parte fondamentale della tua vita per più di 30 anni”, confida un sostenitore nel documentario Punk Football, “come hai potuto farlo? Come hai potuto scappare? Come hai potuto fare questo alla tua squadra?”. Domande che ti lacerano dentro, che ti fanno stare male. Alla fine però la decisione era inevitabile, quella non era più la tua squadra. Quella era la squadra dei Glazer. “Ma sai che c’è alla fine?”, conclude, “noi non sia scappati. Stiamo semplicemente facendo un’altra cosa“.

“L’altra cosa” si chiama FC United of Manchester, ed è la cosa migliore che potessero fare.

Democrazia, sostenibilità a lungo termine, genuinità. Il FCUM è un club dove i tifosi sono gli unici proprietari, dove si gioca senza sponsor sulle maglietta e dove le cose sono messe in chiaro fin dall’inizio, fin dal manifesto della squadra: “Lo United of Manchester è e sarà sempre un’associazione no profit“.

Un brivido lungo la schiena.

Grazie.

La squadra nasce grazie al supporto di 900 sostenitori che decisero di voler credere ancora in qualcosa che all’Old Trafford non si respirava più da tempo. Adesso i sostenitori, o forse sarebbe meglio chiamarli proprietari del club dato che ognuno ha una quota dal valore di 12 sterline, sono più di 3mila con un grande seguito in Cina, Belgio e Russia, ed il voto di uno vale tanto quanto quello degli altri duemilanovecentonovantanove.

Si vota e si decide per tutto: i prezzi di biglietti e abbonamenti, la rosa, l’allenatore, gli incarichi dei dirigenti, il colore della maglia e lo staff della squadra. In questi 10 anni di vita la squadra è stata ospitata nel campo del Bury FC ma tra pochi mesi lo United of Manchester avrà una casa tutta propria. Si trasferirà infatti a Broadhurst Park, nel quartiere di Moston, roccaforte della working class macuniana, stadio da 4500 posti tirato su esclusivamente grazie alla generosità dei tifosi e che verrà inaugurato con un’amichevole di lusso il 29 maggio contro il Benfica. Avete letto bene.

FC United of Manchester

Su 11 dirigenti solo due (general manager e segretario del club) sono a libro paga, mentre il tesserato con lo stipendio più alto prende 10mila sterline a stagione. Si gioca per divertirci e far divertire e le uniche forme di finanziamenti sono le donazioni volontarie dei tifosi. Avete letto bene pure stavolta.

Lo United of Manchester però non è solo romanticismo e poca concretezza, anzi è tutt’altro. Il rullino di marcia parla di quattro promozioni in 10 anni passando dalla North West Country Football League, decimo gradino della piramide del calcio inglese, alla Conference North, sesto livello, conquistata pochissimi giorni fa grazie alla vittoria contro lo Stourbridge.

Sì, la risposta a quello che state pensando è sì. Grazie alla formula dell’FA Cup il Manchester United e lo United of Manchester possono incontrarsi in un incontro che vedrebbe di fronte soldi contro passione. Sfide in cui il risultato conta il giusto.

This is Manchester. We do things differently here”, diceva Anthony Wilson.

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