Parigi, dalla culla di Luigi XIV ai 9 nomi dei Pingouins.

Perché non qui? Perché non ora?

E quale posto migliore di Parigi per sognare?

(Ratatouille)

Parigi, città dell’amore, del fascino e dell’arte.

Se ci troviamo a dover pensare a Parigi è immediato il collegamento con il Louvre, la Torre Eiffel o Montmartre, ma perché non al calcio? Parlando di Madrid c’è sempre chi cita il Bernabeu, ugualmente San Siro e Milano o Monaco di Baviera e l’Allianz Arena ed è fin troppo scontata l’associazione tra Londra e il suo immenso bagaglio calcistico. Perché non vale la stessa cosa per Parigi? Perché non è così scontato il collegamento con il PSG o il Parc de Princes come magari lo sarebbe per realtà inglesi o spagnole?

Nomi come Red Star, Stade Français, Gallia Club Paris, Cercle Athlétique de París o Racing Club de France sono caduti nell’anonimato del calcio internazionale, regalando questi nomi alle strade dei quartieri popolari di Parigi e alle storie degli anziani che raccontano di quando Parigi era la capitale francese anche con una palla tra i piedi.

I club parigini sono molto lontani dall’olimpo del calcio francese che vede dominare squadre come l’AS Saint-Etienne (10 campionati), Olympique (9) Marseille e FC Nantes (8).

Ultimamente però le cose hanno iniziato a girare per il verso giusto. Il motivo? Petroldollari. La società qatariota “Qatar Investment Authority” nel 2010 è diventata socia del club attraverso un’operazione che vedeva Nasser Al-Khelaifi alla testa e garantì alla squadra parigina investimenti dall’immenso valore economico che, grazie ad importanti contratti di sponsorizzazione, fecero diventare il Paris Saint Germain una delle squadre più ricche del mondo.

Ma a quale prezzo?

La storia.

Partendo dalle basi: il rapporto tra Saint-Germain-en-Laye, località vicina alla città di Parigi che da il nome alla squadra, e il club. In questa città è nato Luigi XIV, il Re Sole, e come un omaggio e ricordo di questo avvenimento il PSG aveva nello stemma la “culla di Luigi XIV”, fino a quando i nuovi padroni ritennero quella culla un’offesa all’Islam per via del collegamento del Re Sole alle crociate. Un baratto economico: due scudetti e due Supercoppe per una culla, per ora.

psg-old-and-new

Nella sua breve storia – il calcio a Parigi arriva nel 1890 – il Paris Saint-Germain ha avuto modo di toccare il cielo europeo soltanto una volta, nel 1996, vincendo il vecchio Coppa delle Coppe. Nata dall’unione di Paris FC e Stade Saint-Germain nel 1970 ci sono voluti solo quattro anni per ottenere un posto in Prima Divisione francese e dodici anni per ottenere la prima delle sue nove Coppe di Francia. Probabilmente stanno venendo anni migliori per il PSG, ma certamente gli anni ’90 sono stati il ​​periodo d’oro del club, due finali di Coppa delle Coppe, un campionato, tre Coppe di Francia, due Supercoppe e tre Coppe di Lega, oltre a un semifinale in Coppa dei Campioni. Giocatori come Luis Fernandez, Yuri Djorkaeff, Paul Le Guen o Bernard Lama hanno portato il PSG alla gloria.

Oltre alle già citate altre grandi stelle del calcio hanno indossato la maglia del Paris Saint-Germain, come George Weah, Ronaldinho, Raì, Osvaldo Ardiles o “el virrey” Carlos Bianchi. Oltre ai grandi giocatori, Les Rouge et Bleu hanno regalato agli appassionati di tutto il mondo una delle più belle maglie da gioco di tutti i tempi grazie a Daniel Hechter, responsabile che avrebbe progettato il modello nel 1973 e che per questo è passato alla storia.

La coppia Parigi-soldi non è per niente una novità sia in ambito civile che calcistico, come quando un uomo d’affari di nome Jean-Luc Lagardère volle spodestare il PSG dal ruolo di protagonista nell’ambito calcistico parigino e acquistare il Racing Club de France. Siamo nel 1982. Per trovare maggiori legami con il contesto parigino il club cambierà nome in Racing Club de Paris. Il primo anno in seconda divisione, nel 1984, vede protagonista il Club de Paris di eccezionali vittorie contro Nizza, Lione e Saint-Etienne e lo vede guadagnarsi strameritatamente un posto tra le reginette di Francia. Tutto questo grazie alle stelle che Lagardère si era portato a corte: Rabah Madjer, giocatore algerino che diverrà protagonista di Spagna ’82, agli ordini di Rachid Mekloufi.

matra-racing

In prima divisione fu una toccata e fuga con un retrocessione subito al primo anno, ma Lagardère mise di nuovo su una squadra di stelle e, tirando fuori il libretto degli assegni, portò tra le fila del Club de Paris Bossi e Kabongo, due autentici gioiellini. Un’ottima stagione dello zairese, 29 gol, contribuì al pronto ritorno nella massima serie e diede vita alla storica odissea de “Pingouins”, i pinguini. Da cosa si parte? Il nome, ovviamente. La squadra francese cambia quindi nome un’ennesima volta in Matra Racing, stavolta per ragioni legate alla pubblicità: l’azienda di Legardère si chiamava infatti Mécanique Avión Traction. Poi si torna a spendere. In due anni sono arrivati ​​a Parigi stelle da tutti i continenti: l’allenatore Arthur Jorge (campione europeo con il Porto), il fantasista uruguaiano Enzo Francescoli (stella del River Plate), Pascal Olmeta, il centrocampista tedesco Pierre Littbarski, e andarono pure a cercare in casa dei rivali con l’arrivo in prestito si Luis Fernandez dal PSG.

Il sogno di Legardère durò fino al 1990, quando dopo una retrocessione e una grave crisi economica il Matra Racing (che poi sarà Racing Paris 1, Racing 92, RC France 92, RC France Football 92, RC France football-Levallois 92 ed infine dal 2012 è RC France football Colombes 92) non riuscì ad iscriversi neanche alla seconda divisione e scomparì dal calcio professionistico francese.

Continua..

 

Potete trovare l’articolo in lingua originale di Wanderers.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

diciannove − tredici =