Juan Carlos Perez Lopez: anatomia di un istante.

Questa è la storia di una notte spagnola, di quelle che hanno ispirato libri e film. È la storia della notte del 23 febbraio 1981.

Otto anni prima è uscita al cinema in Italia Vogliamo I Colonnelli, pellicola di Mario Monicelli che racconta di uno sgangherato colpo di stato con uno straordinario Ugo Tognazzi. Tra i Settanta e gli Ottanta in Europa tira un vento di cambiamento che spesso si scontra con un altro refolo, in direzione contraria: si respira un’aria di restaurazione, sottaciuta ma pur sempre restaurazione. È aria di golpe. Succede da noi in Italia, potrebbe succedere in Spagna proprio il 23 febbraio 1981.

Questa è la storia di una notte spagnola, ma è anche la storia di un calciatore. Di un ex calciatore per la precisione. Juan Carlos Perez Lopez, per brevità chiamato Juan Carlos. Come il re ma non proprio come il re.

Dopo le dimissioni di Adolfo Suarez, in Spagna Leopoldo Calvo-Sotelo Bustelo è nominato Presidente del Governo. L’addio di Surez è sofferto e arriva al termine di una diretta televisiva straziante, ma soprattutto giunge a pochi anni dalla caduta di Francisco Franco e dalla legalizzazione del Partito Comunista. La storia insegna che la crescita di un estremo porta a una reazione uguale e contraria dal popolo opposto. E quindi se a sinistra la Spagna torna a tirar fuori la testa dal guscio dopo anni di clandestinità, dall’altra parte la destra postfranchista non ci sta. L’esercito – l’Ejercito de Tierra – e la polizia militare – la Guardia Civil – sono tra le istituzioni più inquiete. Nel 1978 viene sgominata l’Operazione Galaxia, un tentativo di colpo di stato con a capo Antonio Tejero Molina. Questo Antonio Tejero, tenente colonnello della Guardia Civil, viene condannato a nove mesi di carcere. Tornerà a farsi vivo qualche anno più tardi.

Il 23 febbraio 1981 alle 18 la Spagna si ferma. È il giorno del giudizio, o almeno potrebbe diventarlo. Juan Carlos Perez Lopez ha svestito i panni da calciatore e si dedica alla famiglia nella sua Santander, nel nord del paese. Lontano chilometri e chilometri da Madrid, ma molto più vicino di quanto si creda a quello che sta per succedere. Quella notte sarà la più lunga di tutta la sua vita.

Con una simpatica aria di golpe e con scioperi e crescente insoddisfazione da parte della popolazione spagnola, Leopoldo Calvo-Sotelo Bustelo deve ottenere la fiducia del Parlamento. Il 18 febbraio 1981 presenta il governo, il 20 febbraio 1981 il Parlamento gli nega la fiducia, il 23 febbraio 1981 il Parlamento è chiamato di nuovo a votare la fiducia a Leopoldo Calvo-Sotelo Bustelo. Alle 18 inizia la cerimonia, alle 18.30 finisce e inizia l’inferno.

Al Palazzo delle Corti di Madrid, nel Congresso dei deputati, fa irruzione un manipolo di militari. Sono della Guardia Civil, la Benemerita, e hanno tutti almeno un mitra in mano. Davanti a loro Antonio Tejero Molina, il tenente colonnello Antonio Tejero Molina. TVE sta registrando tutto, riprende anche il momento in cui Tejero aizza i suoi, una pistola nella destra e la mano sinistra in alto. Dice a tutti di rimanere calmi, ma è impossibile. Il generale Mellado, ministro della difesa, prova a mediare ma viene aggredito. I militari sparano al tetto, mettono paura. Prendono le corti – le Cortes -, sequestrano dunque il potere esecutivo e quello legislativo, creano un vuoto di potere. È quello che vuole Tejero, ma non è finita qui.

Chilometri più a nord, Juan Carlos Perez Lopez pensa a correre. Lo faceva già in campo, perché ha giocato con il Racing Santander e poi è andato al Barcellona. È stato un ottimo centrocampista, non un goleador ma uno di quelli che si sacrificano per la squadra. Solo che per Juan Carlos Perez Lopez lo spirito di sacrificio è stato una costante nel corso della sua esistenza. E quindi, raggiunto dalle voci di un golpe, pensa a fuggire. A nascondersi lontano dalla sua Santander. Serve un luogo dove passare la notte.

Verso sera il capitano generale della Terza regione militare Jaime Milans del Bosch gira sui carri armati per Valencia. Poco dopo si spostano da ovest verso Madrid altri duecento e passa uomini, tutti portoghesi, tutti rigorosamente della destra più estrema. L’idea è quella di accerchiare la capitale, dove si instaura un governo provvisorio con i sottosegretari uscenti di tutti i ministeri. Quello è il volere del re Juan Carlos. E proprio lui non si schiera con i golpisti, vuole la fedeltà dei suoi militari, è costretto a trattare con i dissidenti della Guardia Civil.

Sono ore di terrore in Spagna. C’è chi ha visto cosa è successo, c’è chi ha paura che, a distanza di poco tempo dal sonno perpetuo del Generalissimo, il Paese finisca sotto un altro caudillo. Juan Carlos Perez Lopez è tra questi, e pare strano che ad avere tutto questo senso critico sia uno che fino a pochi anni prima si guadagnava il pane con il Racing Santander e il Barcellona. Ma Juan Carlos Perez Lopez non è solo un calciatore. Ha fatto il capitano in una squadra dove giocava Johan Crujiff, non può limitarsi al ruolo di centrocampista.

La situazione a Madrid non intende sbloccarsi fino a quando non arriva la mezzanotte. I militari hanno provato a prendere radio, tv e giornali ma si sono dimostrati più sgangherati del previsto. Il colpo di scena arriva verso l’una di notte, dopo ore di negoziato a cui hanno partecipato anche il presidente della Catalogna Jordi Pujol e il generale Alfonso Armada, che però puzza di collaborazionismo. Il re Juan Carlos I esautora del Bosch, che più avanti si arrenderà e verrà arrestato. Il re difende la Costituzione, lo fa in diretta tv e, in pratica, chiude il golpe. Rimane Tejero, ancora nel Palazzo delle Corti e ancora con le armi in mano. «Quieto todo el mundo» aveva detto appena entrato, ma ha ottenuto l’effetto opposto.

È una notte di trattative quella. Una notte spagnola di quegli anni. È la notte della paura per Juan Carlos Perez Lopez. L’ex centrocampista scappa da Santander, non avverte la famiglia. Come lui fanno moltissime persone appartenenti alla sinistra spagnola. Perché Juan Carlos Peres Lopez è ormai un politico, non è più un calciatore. Passa la notte a Torrelavega, non lontano sa Santander. È in incognito, rischia la morte.

Ma come può un calciatore essere così inviso ai militari? Semplice, basta andare indietro al 1977, le prime elezioni generali dopo l’eterno riposo di Francisco Paulino Hermenegildo Franco y Bahamonde. A Santander si candida un giovane, ha trentadue anni ed è conosciutissimo. È per l’appunto Juan Carlos Perez Lopez, che si sta godendo gli ultimi anni di carriera con il Racing. Il padre era un socialista convinto, tanto che i fedeli del Generalissimo lo misero pure in carcere e il piccolo Juan Carlos andava a trovarlo, portandogli da mangiare. In quelle visite gli venne inoculato il seme del socialismo, di una visione del mondo completamente opposta da quella del periodo, fatta di torture e repressioni (quando andava bene). Uno così, cresce per forza contro.

Nel 1977 Juan Carlos Perez Lopez si candida col Partito Socialista spagnolo in Cantabria, in pratica un prodromo del Partito di Azione Socialista (Pasoc), a sua volta predecessore di Izquierda Unita. È un antifascista, è un antifranchista. Ha giocato coi catalani di Barcellona, si è mischiato con sovversivi come Crujiff, ne è stato pure capitano. Per questo la notte del 23 febbraio 1981 Juan Carlos Perez Lopez si nasconde, perché sa che sarebbe una delle prime teste a saltare.

Di fatto però il 23-F si conclude in nemmeno ventiquattro ore. Al mattino del 24 febbraio i deputati vengono liberati e Tejero arrestato. L’eco di quel colpo di stato tentato, riuscito e fallito si sentiranno ancora negli anni a venire.

Si chiude una delle pagine più assurde e tremende della storia recente di Spagna, raccontata straordinariamente da Javier Cercas in uno dei romanzi migliori del XXI secolo: Anatomia di un istante. Si chiude così una notte di terrore per il calciatore più politico dell’epoca.

Pochi anni più tardi, racconta la leggenda, Juan Carlos Perez Lopez riceverà l’elenco degli epurati se il golpe fosse riuscito. Il suo nome sarebbe stato tra i primi della lista.

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