Il girone che non c’era: un Euro 2016 alternativo.

Euro 2016 inizia questa sera, alle 21, con Francia-Romania. Non vogliamo certo fare gli snob: lo guarderemo, come lo guarderanno milioni di persone in tutto il mondo. Ce lo godremo, a dirla tutta: la presenza di squadre come la Repubblica d’Irlanda, l’Islanda e l’Albania esalta gli amanti delle “piccole” come noi. Certo, non è l’Europeo perfetto. Lo sarebbe se non mancassero le rappresentative che più sentiamo vicine: quelle dei Paesi che ancora non esistono ufficialmente. Nazionali senza nazioni, vive per un’amichevole all’anno eppure sempre presenti nella mente della loro gente. E allora ecco questo post. Il post del girone G di Euro 2016, “il girone che non c’era” per parafrasare i fratelli Coen. Un girone con quattro non-nazionali: Euskal Herria, CatalunyaŚląsk e Corsica. Chi convocherebbero se potessero partecipare alla fase finale degli Europei? Avrebbero davvero delle possibilità di passare il turno? E soprattuto, quanto sarebbe bello Euro 2016 con loro?

Euskal Herria

Euskal Herria: probabilmente la migliore squadra del lotto, la selezione del Paese Basco si presenta a Euro 2016 decisa a fare molta strada. Difesa solida, centrocampo di lusso e attacco tanto variegato quanto micidiale: questi gli ingredienti di una nazionale in grado di dare battaglia anche alle grandi favorite. Il tandem di selezionatori José Maria Amorrortu-Mikel Etxarri è orientato verso un 4-3-3 con un vertice altro a centrocampo, due mediani e due ali larghe al fianco della punta centrale.
In porta il ballottaggio è tra l’esperienza di Gorka Iraizoz, che a 35 anni compiuti ha piazzato una delle migliori stagioni della carriera, e la maggior classe del basco-francese Stéphane Ruffier: i due ct optano per quest’ultimo, stabilmente tra i migliori portieri della Ligue 1 negli ultimi anni e dotato di grande abilità tra i pali e nell’uno contro uno. Come terzo viene premiato Asier Riesgo, titolare nel bellissimo Eibar di Mendilibar dopo anni non facili.
Passando alla difesa, Amorrortu ed Etxarri rinunciano con grande rammarico ad Andoni Iraola, chiuso dall’inesauribile Oscar De Marcos e da uno dei migliori fluidificanti europei, César Azpilicueta del Chelsea. Sulla fascia opposta vengono chiamati Mikel Balenziaga e Nacho Monreal; più pulito tecnicamente il biondo dell’Arsenal, ma il terzino zurigorri assicura corsa, cross e tanta applicazione difensiva. Al centro scontata la coppia formata dai due Martínez, Iñigo e Javi; come rincalzi vanno in Francia Xabi Etxeita e Mikel San José, utilizzabile anche in mediana. Prima della partenza la Federazione basca spegne sul nascere le polemiche sulla mancata convocazione di Aymeric Laporte, chiarendo che il centrale dell’Athletic, nato ad Agen e dunque non basco, non può giocare con la selekzioa, mentre può militare nel club bilbaino in quanto cresciuto nel vivaio di una squadra basca, l’Aviron Bayonnais.
Il centrocampo è sicuramente il punto di forza della squadra. Il triangolo formato da Xabi Alonso, BeñatRaúl García assicura qualità alla manovra e (soprattutto nella persona del navarro) tanta garra; per una nazionale che baserà il suo gioco sul possesso palla ragionato, interrotto da verticalizzazioni improvvise e sventagliate sulle fasce, una mediana del genere è un sogno. Come riserve i selezionatori chiamano Asier Illarramendi (buona ma non buonissima la sua stagione di rientro alla Real Sociedad), l’eterno Xabi Prieto, classe pura al servizio dei compagni, e un giocatore che, pur se poco utilizzato quest’anno, rappresenta comunque una garanzia: Ander Iturraspe. Niente Europeo, dunque, per il centrocampista del Man Utd Ander Herrera, anche lui reduce da un campionato non da titolare; alla sua regia fantasiosa sono state evidentemente preferite la maggior duttilità tattica e l’attitudine più difensiva di Iturraspe.
L’attacco è chiaramente imperniato sul trentacinquenne più in forma d’Europa, Aritz Aduriz, centravanti titolare indiscutibile della nazionale. Fuori Imanol Agirretxe per infortunio, il posto da vice-Aritz va a Fernando Llorente, più per mancanza di alternative credibili (Gaizka Toquero, per quanto simpatico, è impresentabile a certi livelli) che per reale convinzione. Sulle fasce i ct sposano la linea verde: a destra Iñaki Williams, a sinistra Mikel Oyarzabal, una delle più belle sorprese dell’edizione 2015/16 della Liga. Dietro i titolari scalpitano Markel Susaeta, altalenante ma sempre in grado di piazzare la giocata risolutiva, e Iker Muniain, convocato a prescindere anche se reduce da un’annata complicata.
Questi i 23 baschi pronti a dare l’assalto all’Europa. La formazione titolare è la seguente: Ruffier; Azpilicueta, Javi Martínez, Iñigo Martínez, Balenziaga; Xabi Alonso (c), Beñat, Raúl García; Williams, Aduriz, Oyarzabal. Obiettivo: le semifinali.

Catalunya

Catalunya: selezione fortissima in due reparti su tre, paga l’inconsistenza in attacco e non può essere considerata dello stesso livello di Euskal Herria. Resta comunque un avversario ostico per tutti, la classica mina vagante che nessuna grande nazionale vorrebbe incontrare prima dei quarti. Un outsider di lusso che potrebbe scompaginare le carte dell’intero torneo. Il selezionatore Gerard López, ex gloria di Valencia e Barcelona, sceglie un 4-3-3 in stile blaugrana, praticamente obbligatorio per i catalani.
A contendersi la maglia numero 1 sono Pau López dell’Espanyol e il vice di Keylor Navas al Real Madrid, Kiko Casilla, che viene preferito per la maggior esperienza; come terzo, scartati Víctor Valdés (fermo da quasi due anni) e il terzo portiere del Barcelona Jordi Masip, Gerard dà fiducia a Jordi Codina, che almeno ha giocato da titolare a Cipro.
In difesa spazio al blocco del Barça composto da Aleix Vidal, Jordi Alba e Gerard Piqué, che al centro farà coppia con l’ottimo Sergi Gómez del sorprendente Celta Vigo. Completano il reparto i terzini Héctor Bellerín (titolare sulla scorta della grande stagione all’Arsenal) e Alberto De la Bella e i centrali Marc Bartra, passato a fine stagione dal Barcelona al Borussia Dortmund, e Fernando Navarro, che viene portato per rimpiazzare l’infortunato di lungo corso Andreu Fontàs.
Pochi dubbi sul terzetto di centrocampo: Xavi Hernández (impossibile non richiamarlo dal suo esilio dorato in Qatar), Sergio Busquets e Cesc Fàbregas sono nomi che parlano da soli. Le riserve sono di livello sicuramente inferiore, pur assicurando un ricambio decente per i titolari: Sergi Roberto, il “napoletano” David LópezVíctor Sánchez hanno avuto stagioni con alti e bassi, ma possono indubbiamente dare il loro apporto fatto di buona esperienza internazionale e quantità di gioco.
Il punto dolente, come sottolineato all’inizio, è indubbiamente l’attacco. Manca il bomber risolutivo, la punta di peso in grado di trasformare in gol la mole di gioco prodotta dal centrocampo, e le ali sono talentuose ma anche parecchio incostanti. Come centravanti Gerard punta tutto su Bojan Krkić, reduce da una stagione positiva allo Stoke dopo anni di magra; non è il puntero che servirebbe, ma ha movimenti interessanti ed è abituato a giocare col sistema del Barcelona. Come riserva la scelta è tra il poco prolifico Oriol Riera del Depor, il quasi pensionato Sergio García (anch’egli trasferitosi in Qatar) e Jonathan Soriano: viene scelto il capitano del Red Bull Salzburg, che ha numeri mostruosi e gioca comunque in un campionato vero, pur se minore, e non in una baracconata come quello qatariota. Per quanto riguarda gli esterni, il selezionatore va deciso su due giovanissimi che ancora non sono riusciti ad esprimere appieno tutte le loro potenzialità: Gerard Deulofeu a destra e il laziale Keita Baldé (nato in Catalunya da genitori senegalesi) a sinistra. Come riserve, due ex promesse desiderose di rivincita come Cristian Tello, reduce da un anno e mezzo negativo al Porto e da sei mesi in chiaroscuro a Firenze, e Isaac Cuenca, in ripresa a Granada e autore delle doppietta contro il Sevilla che ha garantito la salvezza agli andalusi.
L’undici base è il seguente: Kiko Casilla; Bellerín, Piqué, Sergi Gómez, Jordi Alba; Busquets, Xavi (c), Fabregas; Deulofeu, Bojan, Keita. L’obiettivo dichiarato sono i quarti di finale.

Slask

Śląsk: la Slesia è una regione storica dell’Europa centrale, che (citiamo Wikipedia) “appartiene oggi per la maggior parte alla Polonia e in misura minore alla Repubblica Ceca e alla Germania. La Slesia corrisponde all’alto e medio corso del fiume Oder ed è delimitata nettamente a sud dalla catena montuosa dei Sudeti. Suo capoluogo storico nonché centro principale è la città di Breslavia”. Questa regione è stata fin dagli albori del calcio una grande fucina di talenti: Ernest Wilimowski, l’uomo che segnò un poker al Brasile di Leonidas ai Mondiali del 1938, era per l’appunto nativo di Katowice. Il selezionatore Antoni Piechniczek, che aveva avuto l’onore di guidare la Reprezentacja Śląska nella sua ultima partita prima dell’ufficializzazione, si è trovato di fronte a un problema non da poco: tanti giocatori slesiani di livello internazionale si sono ritirati negli ultimi anni e le nuove leve non gli permettono di imbastire la rosa che vorrebbe. La soluzione è stata trovata grazie all’intervento della Federazione: alcune vecchie glorie sono tornate ad allenarsi in gran segreto e ora sono in condizione di prendere parte alla prima competizione ufficiale della propria nazionale. Piechniczek tira un sospiro di sollievo e può allestire il suo 4-4-2 da battaglia.
Il numero 1 titolare è Raphael Schäfer, elemento di grande esperienza del Norimberga. Come dodicesimo viene chiamato Mariusz Pawełek dello Śląsk Wrocław, mentre il terzo portiere è il celeberrimo Jerzy Dudek, la cui ultima partita ufficiale risale al 2013; il campione d’Europa con il Liverpool viene scelto per il carisma e la capacità di fare gruppo, ma chiaramente è una figura simile a un capitano-non giocatore.
I maggiori problemi per il ct vengono dalla difesa, anche se la linea titolare è buona: Łukasz Piszczek (Borussia Dortmund), Kamil Glik (Torino), Adam Banaś (svincolato dopo un’esperienza in Azerbaijan al Simurq) e Sebastian Boenisch (Bayer Leverkusen) compongono un quartetto di tutto rispetto. Per rimpolpare il reparto, estremamente carente di uomini, vengono chiamati Maciej Malkowski del Sandecja Nowy Sacz (serie cadetta polacca), centrocampista sinistro adattabile a terzino; il mediano, all’occorrenza centrale, Patryk Rachwał, che milita nella seconda serie polacca con il GKS Belchatow; il terzino destro Zdeněk Pospěch, 37enne con una buonissima carriera spesa tra Danimarca e Germania, ora al Slezský FC Opava (seconda serie ceca); e un altro campione rientrato per l’occasione, Tomáš Ujfaluši, ritiratosi nel 2013 ma ancora integro ed entusiasta di prendere parte all’avventura della Slesia.
La stella a centrocampo è senza dubbio Jakub “Kuba” Błaszczykowski: l’esterno destro della Fiorentina, pur se in parabola discendente, è ancora in grado di saltare l’uomo e mettere in mezzo qualche cross succulento per le punte. Completano il reparto i centrali Adam Matuszczyk dell’Eintracht Braunschweig e Sebastian Tyrała del Rot-Weiß Erfurt e l’esterno sinistro Łukasz Janoszka (Zaglebie Lubin, massima serie polacca): una mediana da battaglia. Le riserve sono Tomasz Cywka, esterno o trequartista del Wisla Cracovia, l’ala destra Václav Svěrkoš e altri due ex giocatori chiamati per dare una mano alla nazionale: Paul Freier, bandiera del Bochum ritiratosi nel 2014, e Ireneusz Jeleń, ex attaccante dell’Auxerre riconvertito per l’occasione in centrocampista centrale.
La coppia d’attacco rappresenta il vero punto di forza della squadra: Miroslav Klose e Lukas Podolski non sono più la coppia che segnava caterve di reti ai Mondiali, tuttavia restano sempre due punte col fiuto del gol e in grado di esaltarsi durante le competizioni internazionali. I bomber di scorta chiamati dal selezionatore sono l’ex capocannoniere polacco Kamil Wilczek (ora al Bröndby dopo un rapidissimo passaggio in Serie A con il Carpi), Artur Sobiech dell’Hannover e l’esperto Michal Papadopoulos, accasatosi a Lublino dopo un lungo peregrinare per mezza Europa.
Formazione titolare: Schäfer; Piszczek, Glik, Banaś, Boenisch; Kuba, Tyrała, Matuszczyk, Janoszka; Klose (c), Podolski. Obiettivo: superare il girone.

Corsica

Corsica: una squadra dura e aspra come la terra da cui proviene. Una nazionale ostica, che promette di dare battaglia e vendere cara la pelle. Con il sogno segreto di avanzare, avanzare e avanzare ancora, fino a contendere la Coppa d’Europa agli odiati cugini francesi proprio a casa loro. Riuscirci è impresa improba, ma il ct Jean-Michel Cavalli, vecchia volpe del calcio corso, sa di avere abbastanza talento in squadra per riuscire a imbastire un 4-2-3-1 efficace. E i giocatori sono legatissimi: non solo giocano quasi tutti in Ligue 1, ma militano in modo pressoché esclusivo nei club dell’isola. Un fattore che avrà il suo peso.
Nessun dubbio sul portiere: Jean-Louis Leca si è affermato come titolare nell’SC Bastia, club autore di un buon campionato, ed è inoltre un idolo dei tifosi corsi da quando ha sventolato la Bandera Tèsta Mora, la bandiera corsa, dopo la vittoria del 18 ottobre del 2014 contro gli arcirivali del Nizza. Numero 12 Nicolas Penneteau , terzo portiere Thomas Vincensini (secondo di Leca al Bastia).
La difesa è imperniata sulla coppia Sébastien Squillaci-Adil Rami: due centrali molto forti, con grande esperienza internazionale e reduci da ottime stagioni. Ai loro lati, François Modesto a destra e Julian Palmieri a sinistra vanno a comporre una linea quasi completamente “made in SC Bastia”. Anthony Lippini, terzino dell’Ajaccio, Grégory Lorenzi, centrale o terzino del Brest, Gilles Cioni, terzino destro del Bastia, e Gary Coulibaly, centrale del Waasland-Beveren (massima serie belga), sono le altre scelte di Cavalli.
Il maggior quantitativo di talento si concentra a centrocampo, che è anche il reparto con il maggior numero di convocati. La mediana immaginata dal ct dev’essere composta da due lottatori, in grado di recuperare palloni su palloni da affidare ai giocatori offensivi; niente di meglio, quindi, della coppia formata da Mathieu Flamini dell’Arsenal e Yannick Cahuzac, capitano e bandiera del Bastia; Jean-Baptiste Pierazzi (svincolato dopo un’esperienza nella MLS statunitense) e Louis Poggi del GFC Ajaccio sono le riserve designate dei due titolari. La linea di trequartisti è invece formata dal corso-tunisino Wahbi Khazri a sinistra, Romain Alessandrini (marsigliese di origine corsa) a destra e Remy Cabella, stella assoluta della nazionale, al centro; dai piedi di Cabella passano le speranze della Corsica di passare il turno. In attesa di una chance restano Johan Cavalli, figlio del selezionatore e capitano dell’Ajaccio, l’altro corso-tunisino Chaouki Ben Saada (Troyes), il sorprendente 18enne Vincent Marchetti (altro elemento dell’Ajaccio) e l’ala destra Chahir Belghazouani, nato a Porto Vecchio e di origine marocchine.
L’attacco, purtroppo per il ct, è reparto poverissimo. Cavalli convoca una giovane punta con pochissima esperienza, Julien Romain del Bastia, e decide poi di affidarsi al monumento Ludovic Giuly (corso da parte di padre), convocato a furor di popolo per Euro 2016 nonostante vada per i quaranta; Giuly comunque non si è ritirato e gioca tuttora nel Monts d’Or Azergues Foot, una piccola squadra di quarta serie francese. Il ct, in ogni caso, pensa a un falso centravanti per sparigliare le carte.
I 23 sono scelti ed ecco la formazione-tipo: Leca; Modesto, Squillaci, Rami, Palmieri; Flamini, Cahuzac (c); Ben Saada, Cabella, Khazri; Alessandrini. L’obiettivo è cercare di approdare almeno agli ottavi, anche se i corsi pensano di poter fare anche più strada.

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