Cristiano Ronaldo: la distopia comunicativa nel giornalismo sportivo italiano.

Era una luminosa e calda giornata di luglio, e gli orologi battevano otto colpi. Molti di noi, come ogni mattina, si accingevano a sfogliare i quotidiani sportivi. Era il 16 luglio 2018, l’indomani della finale mondiale tra Eurasia ed Estasia. Il Ministero della Verità aveva già provveduto a modificare i quotidiani stampati all’alba.

Naturalmente la finale di cui parliamo è quella giocata tra Francia e Croazia, vinta dai transalpini. E non esiste nemmeno un Ministero della Verità, ma solo redazioni di quotidiani sportivi che da molti anni, oramai troppi, hanno abdicato al loro ruolo. Il giornalismo sportivo italiano, perlomeno quello mainstream, versa in condizioni pietose per la povertà di contenuti; per la smodata ricerca della notizia a tutti i costi; per le esigenze di tiratura; per il ricorso al clickbaiting nelle edizioni online; per il linguaggio appiattito sulle peggiori derive social; per la cieca devozione al Dio calciomercato, fonte d’ispirazione per ogni giornalista alle prese con il blocco dello scrittore.

Questa estate, come ogni estate, ma più di ogni altra, ha messo in risalto le miserie del giornalismo sportivo italiano. Il 16 luglio 2018 i giornali italiani avrebbero dovuto dedicare la loro attenzione alla conquista del secondo titolo iridato da parte della Francia, celebrando il nuovo astro nascente del calcio mondiale Kylian Mbappé. Così non è stato, o solamente in parte, dato che due tra i principali quotidiani sportivi italiani si sono concentrati su altro. Tuttosport sbatteva in prima pagina a caratteri cubitali un “CR7”, relegando in taglio alto, altissimo diremmo, la vittoria della Francia. Ma se la faziosità del quotidiano torinese non ci stupisce, la Gazzetta dello Sport, più ligia al dovere di cronaca, metteva in taglio alto, ma molto sostanzioso in termini di spazio, la notizia dell’arrivo a Torino di Ronaldo. Il Corriere dello Sport, invece, dava a Cesare quello che era di Cesare, promettendo però di rifarsi dal giorno successivo con uno speciale di 148 pagine dedicato a Ronaldo.

Passi che i cugini d’oltralpe non siano amatissimi tra i confini italici, tuttavia, parliamo pur sempre dell’evento sportivo più importante a livello mondiale, al quale la nostra stampa ha deciso di non dare la giusta attenzione, troppo impegnata a scrivere l’agiografia di un mitomane che decide di sbarcare in Italia il giorno della finale mondiale. Questo è stato solo il preludio a quello che ci avrebbe atteso e, crediamo, ci attenderà nei prossimi mesi, se non anni.

Il clamore mediatico suscitato dall’arrivo di Ronaldo evidenzia tutti i limiti del giornalismo nostrano a livello di idee. Ad esempio, il giorno della prima di campionato La Gazzetta dello Sport e il Corriere dello Sport titolavano, con una gigantografia di CR7 in primo piano, “Provate a prenderlo” e “Fermami tu”. Telepatia ripetutasi anche il giorno dopo l’esordio Champions della Juventus: in prima ci finisce la stessa identica foto di Ronaldo in lacrime incredulo per l’ingiusta espulsione. Una scelta eccessiva che fa un torto alla prestazione della Juventus, dando risalto ad un evento che, seppur importante, non ha influito sul risultato finale. Sintomatico però della sudditanza dei media italiani nei confronti di Ronaldo, assunto ad unica fonte di notizie.

Non lo si riscontra solamente nelle prime pagine dei giornali, ma anche al loro interno dove, per tutto luglio ed agosto, le prime otto, dieci pagine sono state dedicate esclusivamente a Ronaldo con spunti mai banali. Abbiamo capito che Ronaldo si allena anche il giorno dopo una gara, scoprendo il cosiddetto defaticamento; che in passato è stato vicino al Parma o che la sua vita è stata una sfida sin dal concepimento, riassumibile in ‘più forte dell’aborto’. Oppure, quando il gol stentava ad arrivare, ci pensava Cristiano jr, di soli nove anni, ad attirare le attenzioni dei giornalisti vogliosi di decantare il primo gol italiano del portoghese. Senza contare gli aspetti della sua vita privata, con i quotidiani sportivi ridotti a scimmiottare le peggiori riviste scandalistiche: si pensi alla foto di famiglia nella nuova casa di Torino che raggiunge il milione di like ripresa da tutti i giornali o la bellezza della compagna di Ronaldo, Georgina. Qui apriremmo un altro discorso sul sessismo nel calcio che abbiamo già abbondantemente discusso.

Di questi esempi sono piene le pagine dei quotidiani e le home dei giornali online, basta aprire il primo sito sportivo che ci viene in mente o sfogliare il giornale al bar: troveremo sempre un giornalista disposto a consumare inchiostro e carta per Ronaldo; purché se ne parli.

Eppure, il campionato italiano non è nuovo a giocatori di questa caratura. Gli anni Ottanta e Novanta, l’età d’oro del calcio italiano, hanno visto solcare i propri campi da gioco i migliori giocatori al mondo: Maradona, Platini, Van Basten, Baggio, Zidane, Ronaldo e via dicendo; addirittura una provinciale come l’Udinese poteva vantare il dieci del Brasile, Zico. È pur sempre vero che veniamo da anni in cui i campioni hanno visto l’Italia come una rampa di lancio per lidi più redditizi e competitivi, ma ci sembra decisamente troppo per giustificare, anche solamente in parte, la retorica barocca che accerchia il portoghese.

L’asfissiante copertura mediatica del fenomeno Ronaldo fa emergere le contraddizioni strutturali di un giornalismo sportivo italiano che sembra aver smarrito la sua identità professionale e non aver rimodulato la sua cassetta degli attrezzi, o al contrario avendolo fatto senza filtri, al nuovo contesto storico e culturale. Viviamo i giorni di una distopia comunicativa dove un gol sbagliato a porta vuota può diventare un assist di tacco.

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