Internazionale Comunista FC, se il comunismo fosse una squadra di calcio.

E se il comunismo fosse una squadra di calcio? La domanda, per quanto bizzarra e per certi versi banale, è comunque lecita. Provate per un attimo a immaginare come sarebbe veder giocare Stalin oppure a fantasticare su una militanza di Gramsci nelle file del Livorno, il tutto assume una vena più romantica e, se si vuole, divertente. Noi ci abbiamo provato, abbiamo pensato un undici ideale con alcuni tra i più grandi comunisti della storia. Non è stato facile, anche perché il campo da calcio e la tattica prevedono che qualcuno giochi pure a destra e non crediamo sia facile convincere qualcuno a militare in quella zona, ma tant’è. Buon divertimento con l’Internazionale Comunista Football Club.

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Vladimir Il’ič Ul’janov, meglio noto come LeninPortiere: Primo della tradizione dei grandi portieri sovietici, secondo alcuni è stato il pioniere di un nuovo modo di intendere il ruolo. I suoi seguaci hanno preso tutto da lui. Nessuno ha mai mostrato la sua tempra fra i pali, tanto che è stato capitano in ogni formazione in cui ha giocato. Il meglio di sé lo ha dato in nazionale, ha difeso i colori dell’URSS fin dagli inizi ed è recordman di presenze. Tuttora è uno dei più amati in patria e in tutto il mondo, anche per la sua particolare respinta di pugno. Non usciva spesso, preferiva arringare la sua squadra dalla linea di porta. Sapeva sempre che fare.

Ernesto Guevara de la Serna, detto CheTerzino Destro: Nessuno voleva giocare a destra e nemmeno il buon Ernesto ci sapeva fare, solo alla fine della sua carriera è stato ingiustamente rivalutato come terzino destro da allenatori di dubbio gusto. Studi di medicina, la abbandonò per diventare calciatore: era Gary Neville prima di Gary Neville, si teneva in spalla la squadra e con animo battagliero non rinunciava alle sortite offensive. Famoso per aver giocato a calcio per quasi tutta la sua vita, non ha disdegnato nessun palcoscenico, nemmeno in Africa o in Bolivia. Quando partiva in velocità sembrava in sella a una motocicletta.

Schermata 2016-04-22 alle 22.04.56Josip Broz, meglio noto come TitoDifensore Centrale: Se andate nell’ex Jugoslavia e chiedete di Tito vi diranno che quando giocava lui il calcio era tutta un’altra cosa. Nel panorama europeo non si è mai visto un centrale così imperioso ma bravo coi piedi, eccezionale quando si trattava di tener unita la squadra e fare spogliatoio. Spesso si ribellava alle dritte del mister e faceva a modo suo, risultando sempre impeccabile e attento. Arcigno come Gentile, decisivo come Moore, una figura che il calcio può rivalutare assolutamente.

Fidel Alejandro Castro RuzDifensore Centrale: A Cuba ha avuto modo di giocare con Guevara e di formare una coppia inossidabile. Tanto guerrigliero Guevara, quanto autoritario Castro, anche perché il ruolo gli imponeva una severità compunta nel bloccare gli attacchi avversari. In molti lo ricordano con affetto con la maglia della nazionale cubana, in particolar modo nelle sfide contro gli Stati Uniti: gli americani provavano sempre a buggerarlo con le più varie sortite (spesso favoriti dall’arbitro, invero) ma Castro si faceva trovare attento. Solo nel finale di carriera ha concesso un gol evitabile, ma c’è bisogno della moviola.

Ho Chi MinhTerzino Sinistro: Quando da piccolo gli chiesero su che fascia volesse giocare, Ho Chi Minh rispose “Sinistra”. Da allora pochissime parole ma moltissimi fatti, specialmente in patria, in Vietnam. Ha giocato per quasi trent’anni senza mai perdere lo smalto e senza mai smettere di farsi valere a sinistra. A chi lo accusava di giocare in un campionato non competitivo lui rispondeva con le vittorie, due in particolar modo contro Francia e Stati Uniti lo hanno fatto assurgere a idolo incontrastato. Brevilineo e guizzante, sapeva liberarsi in qualsiasi occasione.

Mao Tse-tungRegista: Spesso il giocatore più lento coincide con il regista, ma in quel ruolo serve tecnica, bisogna essere abili. E chi meglio del cinese Mao, che per la pazienza e la lungimiranza nel giocare qualsiasi pallone è passato alla storia? Quando aveva la palla tra i piedi la squadra si ribaltava sul fronte offensivo, faceva un vero e proprio balzo in avanti alla ricerca di un’occasione da gol. Fisico greve ma piedi fatati, Mao è stato qualcosa in più di un semplice metronomo di centrocampo, ha rivoluzionato il ruolo ed è stato mal visto da molti di coloro che considerava compagni.

Enrico BerlinguerMezzala destra: Faccia triste da centrocampista tutto polmoni, sguardo da giocatore che lascia volentieri la ribalta agli altri anche se sa che il merito della vittoria è suo, di Enrico Berlinguer si ricorda la tragica fine, una morte sul campo come quella di Renato Curi. Sembrava non volesse disturbare quando toglieva palla agli avversari e la destinava ai compagni, senza mai abbozzare un sorriso. Carriera stratosferica la sua, macchiata dal fatto che i vari selezionatori dell’Italia non lo abbiano mai chiamato in azzurro. Eppure lui una volta ci provò a cambiare ruolo pur di finire in nazionale (alcuni suoi sostenitori cominciarono pure a fischiarlo), ma niente. Giocatori così in Italia non ne fanno più, ahinoi.

Salvador AllendeMezzala sinistra: Avete mai visto giocare una mezzala cilena? Beh, che dire, non c’è metro di paragone con gli altri centrocampisti: i cileni sanno tenere palla tra i piedi e sono straordinari tecnicamente, e poi picchiano come fabbri quando c’è da interrompere l’azione. Salvador Allende era così, mischiava la giocata di classe al tackle scivolato per evitare ripartenza. C’è chi lo hanno paragonato a Agostino Di Bartolomei, ma col romanista condivide solo l’epilogo: una morte arrivata perché non si poteva fare altrimenti, in un mondo che non meritava nessuno dei due.

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Antonio GramsciAla destra: Vederlo giocare era una gioia per gli occhi. Con quel fisico così esile, sembrava una farfalla sulla fascia, capace di dribbling ubriacanti e finte d’alta scuola. Non cercava mai la giocata a effetto, puntava al sodo e spesso dava ai compagni palle gol degne di Garrincha. In Italia nessuno è mai riuscito a eguagliarlo, sia per estro che per continuità, ci hanno provato in molti a emularlo e tanti giocatori di oggi dicono di rifarsi a lui ma non è vero, non vi fidate. Di Gramsci ce n’è stato uno solo, un fenomeno irripetibile.

Nelson Rolihlahla MandelaSeconda punta: Hanno provato a confinarlo sulla fascia, a rinchiuderlo in una posizione non sua, ma Nelson Mandela ha detto no. Capo della scuola delle punte africane, i vari Drogba o Weah devono tutto al signor Mandela perché se non ci fosse stato lui, molto probabilmente non avrebbero sfondato in Europa. Spesso i difensori hanno provato a fermarlo con le cattive, lo hanno offeso a destra e a manca per il colore della pelle ma il buon Mandela li ha beffati tutti, rispondendo coi gol e con le giocate e senza mai rimediare un cartellino. Madiba, come aveva scritto sulla maglietta, è ancora oggi un attaccante indimenticato in tutto il Continente Nero. karl-marx

Iosif Vissarionovič Džugašvili, meglio noto come StalinPunta: Ha iniziato a giocare con Lenin alle sue spalle, quindi ha acquisito una sicurezza nei mezzi non indifferente. Baffo sparviero e sguardo severo, molto spesso ha scardinato le difese avversarie con la sola sua presenza che intimoriva gli avversari. Migliaia di gol bellissimi e non solo, Stalin è stato anche una di quelle punte che lottavano per la squadra, ne è una prova la sua esperienza da capitano a Stalingrado, una cosa inconcepibile nel calcio moderno, così come la sua carriera nelle file dell’URSS con la fascia al braccio ereditata dal compagno Lenin. I calciofili italiani lo hanno sempre adulato, rammaricati dal non aver mai visto nulla di simile in Serie A.

Karl Heinrich MarxAllenatore: Chi è che ha rivoluzionato il calcio, Guardiola? Sacchi? Zeman? Oppure bisogna andare indietro fino alla scuola ungherese o a Chapman o, perché no, a Pozzo? No, nessuno di loro: il vero rivoluzionario è stato Karl Marx. Ideatore del 4-3-3, fin dagli albori del suo amore per il calcio ha sempre preferito guardare dalla panchina e indicare la retta via ai suoi, ottenendo più successi di quanto si pensava all’epoca. L’Olanda di Crujiff deve tutto a Marx, per non parlare del Brasile ’82. Si dirà che erano entrambe squadre belle ma che non hanno vinto nulla, eppure sono rimaste nel cuore di tutti e difficilmente andranno via.

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