Atleti contro il franchismo: il Batallón Deportivo.

Spagna, autunno 1936. La situazione della guerra e le prospettive future erano tutt’altro che rosee per la Repubblica, nonostante l’insurrezione dei generali del 18 luglio non avesse ottenuto l’adesione e il successo sperati; ciò era stato dovuto soprattutto alla reazione delle milizie e della popolazione civile, che in molte città, Madrid e Barcellona comprese, si erano rivelate decisive per impedire alle truppe ribelli di prendere il controllo e di spalancare le porte a una dittatura militare. L’avanzata dell’Esercito d’Africa, tuttavia, sembrava inarrestabile: dopo aver conquistato una buona parte dell’Andalusia e dell’Extremadura, unendo in tal modo il territorio sotto controllo nazionalista, l’obiettivo dell’Armata del Sud di Franco si era spostato sulla capitale. A Madrid fervevano i preparativi per la difficile resistenza che la città si preparava a sostenere; in particolare, sorgevano spontaneamente corpi di lavoratori volontari che si arruolavano per difendere la capitale dall’offensiva nemica.
Fu in questo clima che nacque il Batallón Deportivo, un esempio unico di commistione tra sport, politica e dedizione a una causa. Il battaglione venne costituito a inizio settembre su impulso e riunì atleti di varie discipline, professionisti  e dilettanti, residenti a Madrid; furono parecchi i calciatori che decisero di entrare nelle file di questo gruppo di sportivi in prima linea per la difesa della Repubblica, alcuni anche di club prestigiosi: Emilín1, Espinosa, García de la Puerta, Lekue, Quesada e Villita (Madrid CF); Cosme (dirigente, ex attaccante) e Marín (Athletic de Madrid); Fraisón (Sporting de Gijón); Gómez, Paquillo e Trinchant (Ferroviaria); Moleiro (Carabanchel); Alcántara e Pablito (Club Deportivo Nacional); Cotillo (Tranviaria); Pedrín (Salamanca); Rocasolano II (Mirandilla de Cádiz), più altri giocatori di squadre minori. I calciatori, inoltre, si distinsero per l’attività propagandistica, anche perché godevano di una fama più ampia rispetto ad altri sportivi. Il 24 settembre, ad esempio, una squadra del Batallón scese in campo per una partita benefica contro l’Athletic di Madrid (antica denominazione dell’attuale Atlético), vinta 2-0 grazie alle reti di Trinchant e Pablito e i cui incassi andarono agli orfani di guerra della Casa Cuna.

Molti sono gli elementi che testimoniano la strettissima relazione tra il calcio e il Batallón Deportivo. La prima compagnia venne intitolata a Josep Sunyol, deputato dell’Esquerra Republicana de Catalunya e presidente del Fútbol Club Barcelona, fucilato dalle truppe nazionaliste il 6 agosto sulla Sierra de Guadarrama; alla Sunyol si aggiunsero poi altre due compagnie, la Valencia e la Alcántara, quest’ultima dedicata al primo caduto del battaglione, il calciatore Julián Alcántara, sepolto a Madrid il 19 ottobre e la cui bara venne portata a spalla da Emilín, Lekue e García de la Puerta. Sulla divisa dei miliziani spiccavano mostrine giallorosse, ovvero i colori delle maglie della nazionale spagnola di calcio. E uno dei principali comandanti fu l’ex arbitro Balaguer, scelto per il passato da ex combattente in Marocco e per l’indubbio carisma che derivava anche dalla sua attività sui campi da gioco. Infine, è impossibile non sottolineare che il battaglione fu “ospitato” nella sede del Madrid Club de Fútbol, denominazione repubblicana del Real Madrid. Già il 2 agosto, su richiesta della maggioranza dei soci, la squadra merengue era passata sotto il controllo del Frente Popular, e la sua Giunta Direttiva sostituita da un nuovo esecutivo con a capo Juan José Vallejo, rappresentante della Federación Deportiva Obrera; logico dunque che la Federazione calcio della Repubblica (nella cui sede venivano effettuate le operazioni di reclutamento) scegliesse di mettere a disposizione del battaglione non solo gli uffici del club, ma anche le strutture di allenamento di Chamartín, dove si svolse l’addestramento militare dei suoi membri.
Aldilà delle partite benefiche e delle iniziative di propaganda, il Batallón Deportivo restava comunque un corpo combattente e già il 7 ottobre, un mese dopo la sua costituzione, venne schierato sul fronte dell’Extremadura. Fu però a novembre, allo scoppio della battaglia di Madrid, che i suoi soldati vennero chiamati maggiormente in causa. L’offensiva dei nazionalista scattò l’8 novembre, direttrice principale il parco della Casa de Campo e il quartiere operaio di Carabanchel; gli sportivi vennero schierati a difesa del distretto di Usera, che fin dall’inizio si configurò come una zona di combattimenti violentissimi. Per quasi due mesi gli atleti-soldati contribuirono alla difesa di Madrid, che divenne ben presto una lotta casa per casa tra bombardamenti quotidiani, colpi di artiglieria e cannonate dei carri armati. All’inizio di gennaio, stremato e senza rifornimenti, l’esercito franchista fu costretto a fermarsi, ma anche quello repubblicano era ridotto male e il fronte si stabilizzò: i nazionalisti erano riusciti a occupare la città universitaria, parte della Casa de Campo e i dintorni di Carabanchel, posizionando anche un avamposto oltre il Manzanarre, ma non a sfondare e a conquistare la capitale (che cadde solo il 28 marzo del 1939, più di due anni dopo l’offensiva). Nel luglio del 1937 il Batallón Deportivo prese parte all’assalto di Navalcarnero, operazione di grande importanza all’interno della battaglia di Brunete, dopodiché terminò la guerra inquadrato nella 53a Brigata Mista.

batallon deportivo
Soldati del Batallón Deportivo si rivolgono ai nemici durante la battaglia di Usera con un megafono ricavato da un grammofono

Secondo i dati della Comandancia de Milicias, nel 1936 il battaglione perse 30 uomini (23 feriti e 7 dispersi), un numero molto alto se raffrontato a quello di altre unità simili e al totale degli effettivi (278 al 29 ottobre). Questo tributo di sangue non comune smentisce in toto i revisionisti di area destrorsa che, negli ultimi anni, hanno criticato il ruolo, simbolico e pratico, degli sportivi che difesero Madrid, accusati di essere meri “soldatini di piombo”, e quindi figure esclusivamente propagandistiche, o addirittura, cosa ancor più infamante, di essersi arruolati per sfuggire ai combattimenti al fronte (questa tesi si trova su un vergognoso articolo di As, che volutamente non linkiamo). Un altro articolo di Abc (anche in questo caso, niente link) arriva a sostenere che il battaglione “usurpò le proprietà del Real Madrid nella capitale”, una lettura totalmente distorta dei fatti, e che “non c’è la sicurezza che la sua partecipazione alla difesa di Madrid sia stata fondamentale, aldilà della battaglia di Usera, che lo fu”: non bisogna certo essere Sherlock Holmes per notare l’assoluta incoerenza di chi afferma che un reparto coinvolto attivamente nella difesa di Usera, distretto di Madrid, non fu fondamentale per la difesa di Madrid… Tentativi beceri di chi, in Spagna come in Italia, prova a girare la frittata e a sminuire il contributo di coloro che sacrificarono la vita per i propri ideali. Qualche imboscato o qualcuno non completamente sincero ci sarà pure stato (di solito viene citato in tal senso Félix Quesada, che fu sospettato di amicizie nazionaliste e, nel 1951, fu nominato ct della Spagna, ma non vi sono prove concrete della sua vicinanza ai franchisti) e di certo le tre compagnie del battaglione non furono tra le più impiegate della guerra; ma tentare di sminuire le gesta di quel gruppo di atleti, talvolta di primissimo piano, che si impegnarono in prima persona per difendere la Repubblica dall’assalto fascista è un’operazione vergognosa. Le parole, in ogni caso, passano; l’esempio del Batallón Deportivo resta.

[1] Il nome di Emilio Alonso “Emilín”, grande ala sinistra, è peraltro legato a un’altra storia di calcio e Guerra civile: la leggendaria tournée di Euzkadi, alla quale prese parte fino all’ultimo prima di restare in esilio in Messico.

Fonti
Madrid 1936
El poder del balón – Marca
Veronica Paola Raffaelli, Otro espacio de lucha. El fútbol en España durante la II República y la Guerra Civil

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