Anna Frank romanista e gli sbirri della civiltà.

Tutto nasce dai fischi, continua con Lotito e finisce con il perdere la ragione anche quando ce l’abbiamo. Anche quando è impossibile perderla. Anche quando, tipo, dall’altra parte abbiamo degli esseri immondi che usano come offesa una ragazzina ebrea ammazzata a 16 anni dai nazisti.

I fischi, il principio, uscivano dal solito gruppo di ultras neofascisti – gli Irriducibili – al seguito della Lazio e erano nei confronti di Adjapong (luogo di nascita: Modena, teste di cazzo.) e Duncan, due giocatori del Sassuolo, uno di origini africane e l’altro ghanese. Il Giudice Sportivo quindi decide – come mille altre volte – di chiudere per due turni la Curva Nord, una realtà alla quale i tifosi della Lazio – che, non si ripete mai abbastanza volte, non sono tutti come gli Irriducibili – sono tristemente abituati. A questo punto Claudio Lotito, presidente della Lazio e una delle figure più rivoltanti del calcio italiano (pensavano la stessa cosa anche i sopracitati Irriducibili, poi hanno cambiato idea LOL), non ci sta che tutta la tifoseria della sua squadra sia colpita da questo provvedimento e quindi decide di aprire la Curva Sud, storicamente romanista, ai laziali attraverso una controversa mossa che permette di acquistare il biglietto a 1 euro per chi possiede l’abbonamento in Curva Nord (due osservazioni: 1) la mossa che ha permesso agli Irriducibili di entrare comunque allo stadio e di fare tutto quello che analizzeremo dopo si chiama “we fight racism”, questo magari potrebbe far capire che la lotta al razzismo non la fanno le istituzioni, o che comunque sono iniziative ridicole, e 2) la Lazio ha solo 11mila abbonati, ovviamente non tutti in Nord e altrettanto ovviamente gli altri che sarebbero andati in Curva Nord con regolare biglietto per la singola partita lo hanno comprato per la Sud. E Lotito da 0 euro di incasso si reinventa combattendo il razzismo. Bravo chi glielo permette).

A questo punto il putiferio: i laziali non si lasciano sfuggire l’occasione di marcare il territorio della Sud romanista e lo fanno con adesivi della serie “romanista fr*cio”, “romanista Aronne Piperno” (personaggio ebreo del Marchese del Grillo), “romanista ebreo” e “romanista Anna Frank”. Signori e signore, la fine del mondo.

Chiunque si è sentito legittimato a commentare e indignarsi per questo schifo, da Mentana che va a cena fuori a lume di candela con Di Stefano, a Mattarella, a Renzi tornato dagli inferi, allo stesso Lotito (che ci delizierà con un mazzo di fiori e la scritta “hai fratelli ebrei” prima, per poi essere sentito dire “Questi non contano un cazzo, famo ‘sta sceneggiata” mentre va in Sinagoga. Riprovaci Claudio!), alla FIGC. C’è chi propone un “minuto di riflessione” prima di ogni partita di Serie A con annessa lettura di un brano tratto dal diario di Anna Frank (negli stadi italiani non ci possiamo permettere neanche il minuto di silenzio per i migranti), chi vuole che le squadre di Serie A entrino in campo con una stella di David sulla divisa (rimando storico tristino eh), chi porterà la squadra in Sinagoga come Lotito, chi propone di portare i tifosi a visitare i campi di concentramento e chi, come Repubblica, immagina un’Anna Frank con ogni divisa della Serie A.

Per come vedo la vita io, e sicuramente sbaglierò, si scherza su tutto. Sarà perché sono cresciuto con South Park, con i Griffin, con Bill Hicks e Louis CK. Sarà perché Anthony Jeselnik mi fa piegare o perché io mi sento davvero Charlie. Si scherza su Anna Frank e sull’Olocausto, sui gay, sulle donne che devono stare in cucina e sul Vesuvio. Perché la goliardia è uno strumento incredibilmente vincente, divertente e brillante. Che si faccia politica con la goliardia, che ci si vada allo stadio. Che ci si scherzi con gli amici e che ci si faccia i cori da sbronzi.

Perché comunque oltre a quei cori, a quelle barzellette, a quei memes e a quelle battute c’è altro. C’è qualcuno che combatte il fascismo, l’antisemitismo e l’omofobia ogni giorno. Qualcuno particolarmente sensibile sulla questione meridionale e sulla distruzione della società patriarcale.

Ci siamo già passati con le curve, lasciate a una tristissima deriva neofascista esclusivamente per colpa nostra, non facciamolo anche con la goliardia. Non lasciamo la questione alla sbirraglia del potere benpensante che si muove attraverso “minuti di riflessione”, visite in Sinagoga, DASPO e denunce. Non lasciamola alla repressione, che non può far altro che alimentare la fascinazione sulle giovani leve. Che si dica quindi che il problema non è Anna Frank con la maglia della Roma, che fa ridere. Il problema è chi si è preso la briga di stampare quell’adesivo. Il problema è chi crede che “romanista ebreo” sia davvero un’offesa, non semplice goliardia. Il problema è il romanista che si offende.

Riprendiamoci il diritto di scherzare su tutto, soprattutto sulle cose che combattiamo ogni giorno.

Ma soprattutto teniamo d’occhio Legrottaglie, che è sempre incazzato perché gli hanno ammazzato Cristo.

 

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